Page 324 - Le Operazioni Interforze e Multinazionali nella Storia Militare - ACTA Tomo II
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964 XXXIX Congresso della CommIssIone InternazIonale dI storIa mIlItare • CIHm
suo collaboratore, vi si rilevano evidenti errori cronologici e qualche contraddizione ri-
spetto ad altri testi; con queste premesse, il libro può risultare comunque utile sia perché
fa emergere con chiarezza il clima dell’epoca, sia perché risulta ricco di spunti e notizie
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stimolanti, che vanno però sempre confermate da ricerche approfondite .
Le prime forme di propaganda verso il nemico
Il primo episodio organizzato di propaganda tra le truppe nemiche si ebbe nel 1916,
all’indomani della Strafexpedition. In precedenza vi erano state circolari che segnalava-
no alcune semplici frasi da adoperare in combattimento o in trincea per indurre il nemico
ad arrendersi; tuttavia non sembra che possano considerarsi propaganda, in quanto non
diffondevano ideali di alcun tipo .
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Il pericolo corso in Trentino fece superare tutte le resistenze, sia il pregiudizio che
la propaganda fosse un’arma sleale contraria all’onor militare, sia la convinzione che i
voli sul suolo nemico fossero più utili per sganciare bombe anziché foglietti. Quando si
vinsero tutte le reticenze nei comandi, alcuni piloti rimasero risolutamente contrari alle
missioni che prevedevano il lancio di materiale di propaganda, perché le giudicavano
poco “guerriere”: vennero persino registrati casi in cui il carico fu liberato appena fuori
dal controllo del campo di partenza. Oltre ad una mentalità arcaica, anche il regolamen-
to non favoriva la guerra psicologica: per lungo tempo questi tipi di voli non vennero
considerati “di combattimento”, malgrado la pericolosità degli obiettivi, che potevano
essere molto dietro alle retrovie. Gli aviatori erano quindi esclusi dai vantaggi materiali
conseguenti a tali voli sia per il servizio bellico sia per le indennità; inoltre, questi ser-
vizi non erano mai citati nei bollettini di guerra, quindi non promettevano né notorietà
né elogi speciali. Secondo Tullio Marchetti fu Badoglio che, venuto a conoscenza della
situazione, emanò nuove norme ed equiparò i voli di propaganda con quelli di combat-
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timento .
Pare che durante l’attacco austro-ungarico del 1916 siano stati alcuni comandi d’ar-
mata a prendere l’iniziativa di operare una propaganda verso le trincee nemiche con gli
aeroplani. Inizialmente i manifestini lanciati sugli asburgici ironizzavano sul fallimento
della Strafexpedition ed esaltavano i successi russi in Galizia; ben presto però l’obiettivo
fu dividere le varie etnie che componevano le truppe nemiche, nella convinzione che la
grande debolezza dell’Impero asburgico fosse la sua composizione multietnica . Nel
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1916 tuttavia si era ancora lontani dal diffondere le idee di nazionalità ed indipendenza
politica su base etnica, anzi in Italia si tendeva a stimare le rivendicazioni nazionali
come del tutto strumentali; quelle juvoslave furono addirittura considerate come conce-
pite dai tedeschi per minare le pretese italiane in Adriatico e i fuoriusciti sloveni, croati
8 O. Marchetti, Il Servizio Informazioni dell’Esercito Italiano nella Grande Guerra, Tipografia regionale,
Roma 1937.
9 Esempi in AUSSME, M7/1/3.
10 T. Marchetti, Ventotto anni…, cit., p. 335. L’interessamento del sottocapo dell’esercito è più volte ribadito
nelle riunioni settimanali che Badoglio teneva con i responsabili degli Uffici informazioni d’armata.
11 Tale convinzione era peraltro condivisa dagli stessi ufficiali dell’esercito asburgico, come si evince da M.
Cornwall, The undermining…, cit.

