Page 321 - Le Operazioni Interforze e Multinazionali nella Storia Militare - ACTA Tomo II
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          italiane infatti condussero una logorante guerra di trincea che si concluse solo con i
          combattimenti del 1918, che misero fine al conflitto. Nel giugno del 1918 assunse il
          comando  dell’Armée  d’Orient il  generale  Louis Franchet  D’Esperey, che sostituì
          il contestato Sarrail. La Bulgaria stava dando segni di cedimento; intanto i tedeschi
          avevano ritirato dalla Macedonia le truppe e le avevano trasferite sul fronte francese.
          Secondo le disposizioni del generale Franchet D’Esperey, il fronte nemico fu penetrato
          e accerchiato dalle armate alleate e il 21 settembre del 1918 la guerra poté considerarsi
          conclusa con la vittoria dell’Armée.
             La vittoria degli Alleati nel 1918 cambiò le carte in tavola della guerra. La vittoria
          sul fronte balcanico aveva regalato al morale delle truppe una grande energia che fu
          canalizzata  per concludere  positivamente  la guerra. L’offensiva contro la Bulgaria,
          sfiancata  e  sfiduciata,  fu  vittoriosa;  ad  essa  contribuì  in  prima  linea  il  contingente
          italiano che con un’azione dimostrativa dal 13 al 21 settembre incatenò il nemico sulle
          sue posizioni, in modo che esso non poté inviare riserve nel settore sfondato dai serbi,
          i quali ritenendo imminente un nostro attacco a fondo, reagirono con tutti i loro mezzi
          distruggendo quasi tutte le nostre difese. Le truppe italiane e francesi risposero con
          intensa azione grazie alla quale riuscirono a ricacciare più volte l’avversario oltre la
          linea di partenza, infliggendogli fortissime perdite. Il 27 settembre un delegato bulgaro
          si  presentò  nel  settore  britannico  per  chiedere  una  tregua  di  48  ore  al  fine  di  poter
          concordare un armistizio. La resa della Bulgaria era come scrive Villari “il primo colpo
          decisivo assestato agli Imperi Centrali (…i quali) non solo avevano un alleato di meno,
          ma si vedevano minacciati da tergo e dovevano pensare a costituire una nuova fronte
          alle porte orientali, fino ad allora difese dai Bulgari. La Turchia poi, già vacillante per
          colpi di maglio che le stava sferrando il Gen. Allenby in Palestina, non era ora più in
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          comunicazione per via di terra colla Germania e l’Austria” .
             Il 30 ottobre anche la Turchia sottoscrisse l’armistizio di Mudros. L’armistizio di
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          Villa Giusti segnò la fine dell’esercito austro-ungarico . Le ostilità cessavano dopo 27
          mesi di combattimento. La 35^ Divisione “lasciò 2841 morti in terra macedone, ed ebbe
          5353, mentre ben 80.000 uomini furono ricoverati negli spedali… non si dimentichino
          quelli caduti sul Kruscia Balcan, fra le nevi dei monti Baba, e lo si ricordi sempre, per
          la liberazione della Serbia.
             I militari italiani ricevettero molti elogi per l’ instancabile attività, il coraggio e lo
          spirito di abnegazione con cui avevano tenuto alto il nome della patria.











          28  Villari 1922, op. cit. p. 211.
          29  Ministero della Difesa, Stato Maggiore dell’Esercito, Ufficio Storico,1983. L’Esercito Italiano nella Grande
             Guerra (1915-918). Volume VII. Le operazioni fuori dal territorio nazionale: Albania, Macedonia, Medio
             Oriente, Tomo 3°, Narrazione, Roma: Tipografia Regionale, pp. 193-194.
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