Page 318 - Le Operazioni Interforze e Multinazionali nella Storia Militare - ACTA Tomo II
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958 XXXIX Congresso della CommIssIone InternazIonale dI storIa mIlItare • CIHm
non avrebbero potute essere portate avanti senza il supporto dell’Armata d’Oriente. Per
quanto riguarda nello specifico l’Italia, entrata in guerra un anno più tardi e con il fronte
a Nord-Est, questa non era inizialmente favorevole all’intervento in Macedonia; infatti
molta parte dell’opinione pubblica e anche alcuni ambienti militari non vedevano di buon
occhio l’operazione congiunta, per di più in una posizione subordinata al comando dei
Francesi. Per Villari la presenza italiana era necessaria ed inevitabile al fine di difendere
gli interessi politici ed economici precedentemente acquisiti nei Balcani e minacciati
dalla Germania e dall’Austria. Inoltre l’Italia doveva essere presente per favorire i nuovi
mercati e futuri nuovi interessi che alla fine della guerra si sarebbero creati nel nuovo
Vicino Oriente. Villari pubblica il suo libro nel 1922, quando la situazione internazionale
era cambiata. I grandi imperi sovranazionali che avevano governato per molti secoli
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non esistevano più e nuovi stati stavano emergendo dalle loro spoglie . L’autore mette
in evidenza come la partecipazione al contingente internazionale avesse contribuito
alla difesa degli interessi italiani nel nuovo scacchiere mediorientale. Senza la nostra
partecipazione, sostiene Villari, l’Italia non avrebbe potuto sedersi al tavolo dei vincitori
e difendere i suoi interessi politici e commerciali nell’area.
Villari nel suo lavoro ci fornisce non solo notizie di carattere squisitamente militare
ma si sofferma anche nella descrizione delle attività politiche e dei rapporti tra i vari
comandi alleati. Molto suggestive sono le descrizioni degli eserciti alleati francese,
inglese, serbo e italiano utili per comprendere come erano organizzati, come gestivano
le truppe, il tempo libero, l’istruzione, il livello igienico negli accampamenti. Come
abbiamo accennato, l’Armée era al comando del generale francese Maurice Sarrail,
che però non godeva della stima da parte degli altri comandi. Villari sostiene che
secondo il nostro comando “Sarrail non aveva la più lontana idea di quel che fosse la
guerra nei Balcani” . Gli veniva contestato il suo carattere “intrigante”, la sua scarsa
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conoscenza dei Balcani e il non aver saputo evitare l’invasione della Serbia da parte
degli Imperi centrali e gli veniva anche rimproverato di non recarsi mai sulle linee del
fronte, un atteggiamento molto grave per un generale in zona di guerra. Inoltre l’esercito
francese si mostrò sempre poco propenso nel divulgare le informazioni in loro possesso.
Nonostante le parole dure verso il generale Sarrail, Villari usava parole di stima nei
riguardi dell’esercito francese, ben addestrato e, come tiene a sottolineare “in quanto a
cultura generale, gli ufficiali francesi si mostravano superiori a quelli di qualunque altro
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degli eserciti alleati” . Molto importante fu il lavoro dell’unità archeologica francese al
seguito dell’Armata durante il periodo di occupazione della Macedonia come il restauro
della chiesa di San Giorgio e l’arco di trionfo a Salonicco, opere del periodo imperiale
romano .
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15 Fromkin David, 1992. Una pace senza pace. La caduta dell’Impero Ottomano e la nascita del Medio Oriente
moderno, Milano: Rizzoli.
16 Villari 1922; op. cit. p. 45.
17 Villari 1922; op. cit. p. 47.
18 Hébrard Ernest, 1920. Les travaux du Service archéologique de l’armée d’Orient à l’arc de triomphe «de
Galère» et à l’église Saint Georges de Salonique (I-VIII), Bullettin de correspondance hellénique, Vol. 44,
pp. 5-40.

