Page 320 - Le Operazioni Interforze e Multinazionali nella Storia Militare - ACTA Tomo II
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960 XXXIX Congresso della CommIssIone InternazIonale dI storIa mIlItare • CIHm
molte pressioni affinché l’Italia partecipasse alla spedizione; il Cadorna, inizialmente
non era ben disposto per una spedizione in Macedonia, si convinse che la partecipazione
italiana in uno scacchiere così importante dal punto di vista strategico avrebbe dato,
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passata la guerra, i suoi frutti sia politici che militari e avrebbe potuto alleggerire il
fronte del Friuli e del Trentino dalla pressione austriaca. Il contingente italiano era
formato da due brigate di fanteria (Sicilia e Cagliari) con l’aggiunta successiva della
brigata Ivrea, il 2° Reggimento di artiglieria da montagna, il 1° Squadrone di cavalleria
Lucca oltre a diversi reparti di mitraglieri e mortaisti. Erano anche presenti battaglioni
del genio zappatori e pontieri, della sanità, della sussistenza e delle trasmissioni, con un
totale di 44.000 uomini.
La Divisione era già stata utilizzata durante la guerra e versava in condizioni difficili,
avendo subito gravi perdite sul fronte alpino, ma era stata riequipaggiata e riorganizzata
al meglio .
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Partiti da Taranto, arrivarono a Salonicco in tre giorni. Appena arrivati, i militari
italiani si stabilirono a Zeitnlik a 4 km da Salonicco, nei pressi della scuola italiana.
Lì furono impiantati gli ospedali militari utilizzando gli edifici appartenenti all’ordine
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dei Lazzaristi, molto attivi in Macedonia da oltre 200 anni . Gli ospedali degli italiani
svolsero una preziosa attività per aiutare i militari e la popolazione civile, la quale fu
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sconvolta dal grande incendio di Salonicco del 1917. Villari ricorda che un medico
inglese in visita presso uno dei nostri ospedali rimase stupito da quello che i militari
erano riusciti a creare quasi dal nulla e soprattutto con una spesa ridotta.
Dopo lo sbarco a Salonicco la 35^ Divisione fu destinata, secondo le disposizioni
del comandante dell’Armata d’Oriente, il generale Sarrail, ad occupare il settore del
Kruska Balcan vicino il lago di Doiran su una linea difensiva di oltre 40 km, esposto
alle forze bulgare che attaccavano dalle antistanti creste montagnose. Gli eserciti nemici
avevano conquistato Monastir e continuavano ad avvicinarsi a Salonicco. Per fare ciò
il nostro esercito dovette spendere molte sforzi, trincerarsi in una zona in parte aspra e
montagnosa e in parte paludosa e dovette costruire molte fortificazioni lungo la linea
difensiva per proteggersi dagli attacchi nemici. Anche per gli italiani furono colpiti dalla
falcidiante malaria.
Nell’autunno del 1916 gli eserciti alleati riuscirono a riconquistare Monastir; la città
ora era in mano ai francesi, ma le alture antistanti continuavano ad essere occupate
dal nemico. Le truppe italiane avevano occupato la quota 1050 nell’ansa della Cerna,
ma il nemico era nelle retrovie. Tra l’autunno del 1916 e il 1918 non vi furono, come
sostiene Villari, “notevoli cambiamenti nella situazione dei due eserciti” . Le truppe
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23 Ibidem pp. 195-201.
24 Ministero della Difesa, Stato Maggiore dell’Esercito, Ufficio Storico,1983. L’Esercito Italiano nella Grande
Guerra (1915-918). Volume VII. Le operazioni fuori dal territorio nazionale: Albania, Macedonia, Medio
Oriente, Tomo 3°, Narrazione, Roma: Tipografia Regionale, pp.200-201.
25 Droulez Arthur, 1945. Histoire de la Mission lazariste à Thessalonique (1783-1945), Istanbul: Collège Saint
Benoit; Frazee Charles A., 1983. Catholics and Sultans: the Church and the Ottoman Empire 1453-1923,
New York: Cambridge University Press.
26 Villari 1922, op. cit. p. 74.
27 Villari 1922, op. cit. p. 99.

