Page 325 - Le Operazioni Interforze e Multinazionali nella Storia Militare - ACTA Tomo II
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          e serbi potevano esser considerati come agenti di Berlino . Era inoltre esplicitamente
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          vietato «istigare il nemico a diserzione» .
             L’opera di propaganda organizzata nell’estate del 1916 rimase ben poca cosa rispet-
          to a quanto avverrà dalla primavera del 1918, ma sufficiente a convincere alcuni capi
          dei Servizi informazioni d’armata dell’utilità dell’impresa, cosicché questi continuarono
          nell’opera, nonostante il parere negativo di Cadorna, su cui le fonti memorialistiche con-
          cordano. Secondo Odoardo Marchetti, questo fu «un atto che potrebbe essere tacciato
          di poca disciplina, rimasto però nell’ambito di pochi subordinati, i quali sapevano di
          assumere e ne assunsero tutta la responsabilità» .
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             Tuttavia una circolare del 18 giugno del 1916, firmata da Carlo Porro, vice di Cador-
          na, è in contrasto con quanti affermano che il Comando Supremo fosse contrario alla
          propaganda verso il nemico fino all’arrivo di Diaz: in tale documento si segnala «l’uti-
          lissima opera di propaganda» di alcune armate atte a deprimere il morale delle truppe
          nemiche e si indicano pure le modalità con cui attuarla: «potranno giovare biglietti a
          matita od inchiostro, scritti dai nostri stessi ufficiali e lanciati, con mezzo qualsiasi, nelle
          trincee nemiche. Per diffondere le notizie nelle seconde linee e sulle retrovie, servirsi del
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          lancio dei manifestini da aeroplani» .
             La circolare è l’unico documento da noi conosciuto che dimostri la disponibilità del
          Comando Supremo alle attività di propaganda sul nemico in questo periodo, mentre non
          si conoscono materiali che dimostrino un’esplicita condanna dell’esperienza da parte del
          Comando Supremo o di Cadorna. Probabilmente il “generalissimo” non era favorevole
          né fece nulla per incoraggiarla, tuttavia sarebbe da approfondire e verificare se e come
          vi si oppose.
             Che fosse soltanto  tollerata  o che fosse apprezzata,  un’organizzazione  della  pro-
          paganda sulle truppe nemiche basata unicamente sull’iniziativa dei comandi d’armata
          portò ad un’azione i cui esiti furono non di rado contraddittori, in quanto mancò non
          soltanto il coordinamento, ma anche una precisa linea politica da seguire.


          Le squadre di avvicinamento
             Nel settembre 1917 l’efficacia della propaganda verso il nemico basata sulla politi-
          ca delle nazionalità fu resa indiscutibile dall’episodio di Carzano, quando gli ufficiali
          asburgici di alcuni reparti di prima linea, in prevalenza slavi, organizzarono una diser-
          zione in massa verso le linee italiane con l’aiuto di Cesare Finzi.
             La diffidenza degli alti comandi italiani impedì che l’occasione fosse sfruttata per de-
          stabilizzare il fronte trentino, ma l’episodio evidenziò le potenzialità di tale propaganda.
          Inoltre, molti dei militari asburgici che avevano disertato a Carzano iniziarono una attiva
          collaborazione con l’esercito italiano.
             Vennero impiegati dalla I armata, cui si erano consegnati, per interrogare i prigionie-
          ri,  consigliare sulla propaganda da spedire oltre le trincee e in squadre di avvicinamento

          12  L. Tosi, La propaganda…, cit.
          13  Citato in M. Mondini, Parole come armi, cit., p. 27.
          14  O. Marchetti, Il servizio informazioni…, cit. p. 94.
          15  Comano Supremo, Propaganda fra le truppe nostre e le nemiche, 18 giugno 1916, AUSSME, M7/1/3.
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