Page 326 - Le Operazioni Interforze e Multinazionali nella Storia Militare - ACTA Tomo II
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966 XXXIX Congresso della CommIssIone InternazIonale dI storIa mIlItare • CIHm
alle trincee nemiche, con il compito di convincere alla diserzione o quantomeno ottenere
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informazioni, .
Poche settimane dopo avvenne la rotta di Caporetto, che convinse anche i più scettici
ad utilizzare massicciamente la nuova arma contro il nemico. Il governo ed il Comando
Supremo furono sollecitati sia dall’invasione del paese sia dal massiccio impiego del-
la propaganda che facevano gli austro-ungarici, tanto che un giornalista scrisse al suo
direttore: «Stiamo affondando in un mare di cartellini stampati che piovono a decine
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di migliaia sulla retrovia» . Il 15 dicembre 1917 Diaz scrisse infatti in un telegramma
diramato a tutti i comandi: «Nemico ha in questi ultimi giorni enormemente intensificata
lungo tutta la fronte propaganda demoralizzatrice et pacifista esercitandola con lancio
manifesti da velivoli aut trincee aut con emissioni di grida da queste ultime» .
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Tra dicembre e gennaio Diaz ordinò ripetutamente alle armate di intensificare il
lancio degli stampati e approvò ufficialmente l’utilizzo di “squadre di avvicinamento”
miste di italiani e cechi, sull’esempio dei già citati esperimenti compiuti dall’Ufficio
informazioni della I armata di Tullio Marchetti e Cesare Finzi. Costoro furono tra i
primi a capire l’importanza dei propagandisti: essi non dovevano essere italiani perché
sarebbero stati considerati nemici e quindi i loro messaggi fortemente svigoriti se non
annullati; avrebbero invece dovuto essere dei fuoriusciti dall’Impero, meglio se un tem-
po capi riconosciuti.
I primi “reparti di avvicinamento” furono formati da pattuglie miste di italiani e
prigionieri cechi e slovacchi, che erano considerati i più maturi politicamente e la cui
cooperazione non comportava particolari problemi diplomatici nel dopoguerra; per lo
stesso motivo, non appena fu chiaro che la Russia sarebbe uscita dalla guerra, vennero
impiegati i polacchi , mentre solo successivamente si ricorse a romeni e ungheresi,
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perché considerati meno antiasburgici. Gli jugoslavi invece erano guardati con sospetto
per motivi essenzialmente politici: il capo di Stato Maggiore della Marina, Paolo Thaon
di Revel, ancora nel giugno 1918 chiamò «avversario degli italiani» Ante Trumbic, cro-
ato presidente del Comitato jugoslavo di Parigi, che era stato protagonista di numerosi
accordi con gli italiani, nonché firmatario degli stampati lanciati sui cieli di Lubiana e
16 Cesare Finzi – Pettorelli Lalatta pubblicò sull’episodio una fortunata opera che ebbe varie edizioni: due con
il titolo Il sogno di Carzano Bologna 1926 e Trieste 1927 e due con quello di L’occasione perduta: Carzano
1917, Mursia, Milano 1967 e 2007. Anche l’ufficiale sloveno che progettò la diserzione scrisse un’opera di
memorie, recentemente tradotta in italiano: L. Pivko, Abbiamo vinto l’Austria-Ungheria. La Grande Guerra
dei legionari slavi sul fronte italiano, LEG, Gorizia 1991 (prima edizione in vari volumi tra il 1923 e il 1928).
17 R. Alessi, Dall’Isonzo al Piave. Lettere clandestine di un corrispondente di guerra, Mondadori, Milano 1966,
p. 207.
18 AUSSME, F2/189/5; già il 17 novembre 1917 in una circolare del V corpo d’armata si legge: «il nemico
continua con insistenza la sua propaganda per mezzo di manifesti lanciati da aeroplani» Comando del V
C.d.A., Propaganda nemica e nostra contropropaganda, circ. n. 9824/R, firmato Zoppi, AUSSME F2/117/2.
Sulla propaganda austriaca all’indomani di Caporetto si possono vedere le citate opere di Tosi (pp 184-6) e
Melograni (p. 467 e pp 445-7) dove sono indicati anche gli argomenti utilizzati.
19 La pace di Brest-Litovsk è infatti di marzo, così come la richiesta del Comando Supremo al Ministero della
Guerra di 300 prigionieri polacchi con 30 ufficiali da ripartire tra le armate per la propaganda. Comando
Supremo, Promemoria per il Capo Ufficio Informazioni della V armata. Propaganda per le truppe polacche,
13 marzo 1918, firmato Ugo Cavallero. AUSSME F2/105/1.

