Page 319 - Le Operazioni Interforze e Multinazionali nella Storia Militare - ACTA Tomo II
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Il comando inglese invece era alle dipendenze del generale Milne, uomo di
“intelligenza non comune, acutissimo nelle sue vedute e, a differenza del Gen. Sarrail,
era esclusivamente un militare, che di questioni politiche non si preoccupava né si
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interessava” . La Gran Bretagna, secondo Villari, aveva un’ Armata autonoma, ma ben
presto la forza organica cominciò “a deperire, perché il Governo inglese era sempre
alquanto ostile alla spedizione di Macedonia, e un partito avrebbe addirittura ritirarlo o
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almeno ridurlo a minimi termini” . Il numero dei soldati si ridusse anche a cause delle
malattie che stavano falcidiando molte vite. Villari sottolinea più volte come sia stato
molto piacevole lavorare con gli inglesi, grazie alla loro preparazione tecnica ela grande
disciplina mantenuta nelle caserme e altrove. Non mancarono casi di ubriachezza, dice
Villari, ma non ci furono disordini per questo. Scrive l’autore “Ciò che impressionò
grandemente la popolazione locale, abituata da secoli al passaggio di eserciti indigeni o
forestieri, era che per la prima volta in tempo di guerra le donne potevano uscire libere
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per la campagna nella zona inglese, senza timore di essere molestate” . Il comando
inglese tenne molto al morale delle sue truppe istituendo il teatro nel quale recitavano i
soldati e gli ufficiali inglesi. Lo sport fu sempre molto importante, infatti nonostante la
guerra, si praticarono molti sport negli accampamenti tra i quali il football, il cricket, il
tennis, corse di cavalli e molto altro ancora.
Le condizioni dei serbi e del loro esercito erano le peggiori di quelle gli eserciti
alleati. Dopo l’invasione della Serbia da parte degli Imperi centrali, l’esercito ripiegò
verso Scutari ed Alassio e l’altra parte verso Durazzo. Al suo seguito c’erano sia re
Pietro malato e il reggente principe Alessandro e molti civili in fuga. La loro situazione
era disastrosa. I soldati, come scrive Villari, “erano vissuti per parecchi mesi di 200 o 300
grammi di galletta ogni cinque giorni” . Quando gli eserciti alleati si trovarono difronte
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alla tragedia serba, iniziarono una grande opera sia umanitaria che di riorganizzazione
dell’esercito. La Regia Marina svolse una grande opera di soccorso a seguito della
richiesta degli eserciti alleati; trasportò quel che restava dell’esercito serbo, lo nutrì, gli
prestò le prime cure sanitarie e lo condusse fino al porto di Valona e poi fino a Corfù,
dove dal 1916 l’esercito venne riorganizzato e riequipaggiato grazie ai francesi e agli
inglesi. Anche il Parlamento e il Governo si trasferirono a Corfù e lì rimasero fino a dopo
la firma dell’armistizio. Appena riorganizzato l’esercito serbo giunse a Salonicco e da lì
fu inviato al fronte già dall’estate-autunno del 1916.
L’Italia entrò in guerra nel 1915 e nel 1916 inviò la 35^ Divisone per combattere al
fianco dell’Armée. Dopo lunghe consultazioni, esitazioni e rinvii tra l’allora Capo di Stato
Maggiore il generale Luigi Cadorna, e il Ministro degli Esteri Sonnino, fu inviata la 35^
Divisione di fanteria agli ordini del generale Carlo Petitti di Roreto, che resterà in carica
fino al 1917 quando verrà sostituito dal generale Ernesto Mombelli, sotto il comando
generale francese. Inizialmente il governo italiano era molto restio ad aprire un altro
fronte, preoccupato per le ingenti spese militari. La Francia, dal canto suo, aveva fatto
19 Villari 1922; op. cit. p. 52.
20 Villari 1922; op. cit. p. 51.
21 Villari 1922; op. cit. p. 56.
22 Villari 1922; op. cit. p. 63-72.

