Page 334 - Le Operazioni Interforze e Multinazionali nella Storia Militare - ACTA Tomo II
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           da parte di tedeschi facevano sì che i soldati si sentissero traditi e che non capissero più
           perché dovevano combattere contro l’Unione Sovietica, il cui il popolo gli salvava la
           vita dandogli da mangiare e da vestire.
              Il Generale Giovanni Messe in una relazione, compilata nell’ottobre 1942 in occasio-
           ne del suo rimpatrio, ammette che non avendo le sue fonti d’informazione il comando ed
           il governo italiano si fidavano cecamente dell’informazione e della propaganda tedesca,
           rendendo possibile che l’opinione pubblica italiana e germanica si facesse un quadro
           falso dell’Unione Sovietica, del suo potenziale bellico e dell’efficienza combattiva del
           suo esercito. 5
              La stampa italiana invece continuava a diffondere un’informazione sbagliata ma-
           scherando la situazione sul fronte orientale.
              Come affermava un certo professore  Maraldi sulle pagine di un giornale famoso
           con meno 30-40 gradi si congelano acqua, vino, il liquido degli armi. Ma non ci si deve
           preoccupare di questo. Si accende il fuoco, si riscalda il cibo e si mangia benissimo.
           Anche le armi si svegliano con il caldo e si sentono proiettili dappertutto.  E se il fucile
           non funziona, si usano le braccia fredde. Per confermare le sue parole il giornale ha
           pubblicato una foto con lo scritto “L’avanguardia ARMIR sulla riva del Don.”  Pero
           quando i lettori stavano guardando questa foto, non esisteva non solo il fronte sul Don,
           ma anche la maggior parte dei soldati del corpo di spedizione non curavano più i loro
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           fucili, lasciati in ritirata .
              Nel gennaio e nel febbraio 1943 il tema-Russia si dissolve, fino a sparire, la sconfitta
           e la ritirata non solo non diventano problemi da esaminare nelle cause e conseguenze,
           ma non esistono come notizia.
              Sulla ritirata, i giornali italiani non hanno scritto praticamente niente, soltanto da
           alcune notizie vaghe si poteva intuire la crisi dell’Asse. Il 21 gennaio 1943 il Corriere
           della Sera scrisse:
              “Non sono soldati sconfitti quelli dell’ASSE e neppure in crisi, sono soldati che
           operano e combattono con una chiara  visione degli scopi ultimi della lotta e con la cer-
           tezza che i valori ideali e qualitativi finiscono sempre per imporsi su quelli puramente
           quantitativi.
              Sanno che non ai russi ma a noi spetterà l’ultima parola” .
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              I propagandisti fascisti non perdevano occasione  per caricaturizzare e mistificare la
           realtà russa. Si resero conto dei propri errori solo quando era ormai troppo tardi, quando,
           al loro rientro,  i reduci di guerra  ebbero modo di raccontare ciò che i loro occhi avevano
           realmente visto.
              Una palese differenza tra la realtà e la propaganda antisovietica diventò un vero e
           proprio problema per l’ufficio della propaganda italiana quando i primi reduci iniziaro-
           no a ritornare in Italia. L’ufficio di propaganda cercò di dare una spiegazione a questa
           contradizione e a modificare la sua politica propagandistica. Così, dopo il primo anno
           della guerra il 18 agosto 1942 esso mandò al Comando Supremo e allo Stato Maggiore
           5  Ibidem.
           6  Георгий Филатов, Крах итальянского фашизма, Издательство Наука, Москва, 1973.
           7  Corriere della Sera, dal 21 gennaio 1943.
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