Page 335 - Le Operazioni Interforze e Multinazionali nella Storia Militare - ACTA Tomo II
P. 335
975
ActA
dell’Esercito una relazione, intitolata “Reduci dal fronte russo”. La relazione era scritta
con un tentativo di non drammatizzare o far aggravare la situazione. L’ufficio di pro-
paganda previene che “il contatto dei reduci dal fronte russo con i connazionali o con
i militari di altri fronti, all’interno del Paese, ha provocato un fenomeno che, senza
assumere caratteri di gravità, è non di meno di degno rilievo”. Secondo la relazione le
notizie dirette e indirette dal fronte russo “hanno determinato un stato d’animo di pre-
venzione e di sospetto per ogni notizia relativa alla Russia promanate da fonte italiana
o tedesca, e tendenzialmente di favore per tutto ciò che riguarda la resistenza dei russi,
8
le pretese atrocità tedesche, l’imperversare della guerra partigiana” . L’autore afferma
che l’apprezzamento delle vicende sovietiche è il frutto dell’abitudine italiana di “in-
grandire le cose, di drammatizzare, ad andar contro corrente, e si traduce praticamente
in racconti mirabolanti”. Secondo lui, gli operai e i contadini italiani non hanno visto
gran che del bolscevismo, “gli operai, pur meravigliati dall’imponenza delle costruzioni
industriali, dice la relazione, non hanno trovato in Russia niente di eccezionale che po-
tesse suscitare nei loro animi una effettiva convinzione bolscevica” . Allo stesso tempo,
9
contraddicendo se stesso ammette che “qualche ammissione sulle ricchezze della terra
nera, sul bestiame posseduto dai contadini, sulle grandi fabbriche, sulle molte scuole,
sui numerosi parchi di divertimento dell’Ucraina ha fatto sì che elementi inconsapevoli,
a volte solamente per il gusto di sbalordire, si siano andati diffondendo, esagerando a
10
proposito delle notizie sul benessere sovietico” .
La relazione ammette che “i soldati ammirano le donne ferroviere, giudici, facchini;
esaltano il matrimonio bolscevico, ecc. – e si scordano, naturalmente, che se la moglie
o una loro sorella dovesse fare quello che fanno le donne sovietiche, essi per lo meno se
11
ne augurerebbero la morte” , scrive l’ufficio di propaganda. Nella sua retorica, piena di
drammaticissimo, l’autore della relazione dimentica che proprio la condizione di guerra,
l’invasione straniera, causa della mancanza della mano d’opera maschile, impegnata
nella guerra, ha costretto la donna russa a svolgere ogni lavoro, anche quelli tradizio-
nalmente maschili. L’emancipazione delle donne sovietiche andava in conflitto con la
linea propagandistica ufficiale che arrivava persino ad accusare le donne che “lavorano,
leggono troppo o fanno sport”.
L’ufficio di propaganda nota che l’opinione sull’Unione Sovietica e sul comunismo
varia a seconda dell’età ed del grado. Così gli ufficiali più anziani che pur protestando
indignati contro la propaganda che li avrebbe ingannati sulle vere condizioni della Rus-
sia (…), soprassiedono in omaggio al proprio egoismo, in quanto capiscono che la dit-
tatura del proletario significa tabula rasa delle posizioni precostituite, della vita comoda
e delle tradizioni alle quali sono attaccatissimi. Loro venivano distinti come “la parte
sana della nazione” e abbastanza contrari al bolscevismo, mentre la parte più giovane
e di cultura superiore ha il vezzo deplorevole di trovare il bello nel nuovo e di disprez-
8 Relazione dell’Ufficio Propaganda “Reduci dal fronte russo” dal 18 agosto 1942, AUS-SME, fondo
H-3.
9 Ibidem.
10 Ibidem.
11 Ibidem.

