Page 353 - Le Operazioni Interforze e Multinazionali nella Storia Militare - ACTA Tomo II
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             La risposta dei parganiotti non si fece attendere ed appena due giorni dopo scrissero:
          “Altissimo Ali Pasha […] ci scrivi di cacciare e di uccidere i Francesi. Ecco ciò che non
          possiamo fare, ed anche potendo, non vorremmo farlo. La nostra Patria si gloria della
          sua lealtà da oltre quattro secoli; e sovente l’ha difesa col proprio sangue. No, mai. E’ in
          tuo potere di minacciarci ancora ingiustamente; ma le minacce non sono degne dei gran-
          di uomini e d’altronde noi non abbiamo mai conosciuto la paura, e siamo abituati alla
          guerra gloriosa per difendere i diritti della nostra patria. Siamo pronti. L’ora si avvicina,
          e il vincitore sarà glorificato. Buona fortuna” .
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             La lettera proveniente da Parga provocò la collera del Leone di Ioannina che il gior-
          no stesso rispose rinnovando i propri desideri, annunciando l’imminente costituirsi di
          un’armata,  dopo di che l’“avenir ne sera pas en mon pouvoir”.
             La rivolta greca contro il governo di Ali Pasha non si fece attendere, ma si giunse ad
          un compromesso dopo l’intervento della marina dell’Impero Russo guidata dall’ammi-
          raglio Usakov il cui sostegno venne prontamente invocato dai parganiotti.
             L’Impero Russo, d’accordo con l’Impero Ottomano, crea la “επτανησος πολιτεια”,
          la Repubblica delle sette Isole dello Jonio, protettorato dello zar Alessandro I ma Stato
          tributario degli ottomani.
             Difatti con il trattato che venne firmato a Costantinopoli, il 21 marzo del 1800, fra
          l’Impero Ottomano e l’Impero Russo, con la benevolenza britannica, in cambio degli
          aiuti che la Sublime Porta aveva offerto ai russi in battaglia, venne stabilito che i diritti
          tributari sui possedimenti ex veneziani in Grecia, compresa Parga, fossero ceduti agli
          ottomani; così l’art. VIII del trattato: “Prevesa, Parga, Voniza, Butrinto, situati sul conti-
          nente e appartenenti a Venezia, essendo contigue all’Albania, saranno annesse parimenti
          […] alla Sublime Porta, e le apparterranno per l’avvenire” .
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             Nel trattato viene inserita anche una clausola di garanzia per il rispetto della mino-
          ranza cristiana cui si conviene di riconoscere i medesimi diritti che la Porta aveva già
          accordato alla Valacchia ed alla Moldavia .
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             Con il Trattato di Amiens  si riconobbe l’esistenza della “Επτάνησος Πολιτεία”
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          (Repubblica Settinsulare), ma non venne citata la città di Parga. Russi e ottomani rinun-
          ciarono, per il momento, al controllo della città.
             L’inimicizia fra il visir e la città di Parga aveva origini antiche, non fondate esclusi-
          vamente su questioni religiose come potrebbe, una lettura semplicistica, far presumere.
             Per indagare la diffidenza delle autorità cittadine di Parga nei confronti di Ali Pasha
          basterà ricordare come nel 1792 il visir fosse in procinto di assediare la città di Argiroca-

          3   Duval Amaury, op. cit., p. 16.
          4    Duval Amaury, op. cit., p. 17
          5   “Prevesa, Parga, Vonizza, e Butintrò , terre poste sulla terraferma dell’Epiro cedessero in potestà Porta, con
             ciò però che fossero tenute solamente ad obbedienza simile a quella dei Cristiani valacchi, e moldavi, e non
             maggiore; i Maomettani non vi potessero possedere; i Cristiani per due anni non pagassero nissuna tassa;
             potessero riedificare le chiese loro, mai non rendessero alla Porta tributi maggiori di quelli, di cui erano
             obbligati a Venezia”, in Carlo Botta, Storia d’Italia dal 1789 al 1814, tomo 4, libro vigesimo, 1824, p. 50.
          6   Art. 9, “La Repubblica delle Isole Sette è riconosciuta”, Trattato definitivo di Amiens, 1 ottobre 1801, tra la
             Repubblica francese, Sua Maestà il Re di Spagna e delle Indie, e la Repubblica Batava (una parte), e Sua
             Maestà, il Re del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda (da parte di altri).
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