Page 351 - Le Operazioni Interforze e Multinazionali nella Storia Militare - ACTA Tomo II
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          può condizionarla. E’ per questo che di fronte a libri, testi, documenti scritti a loro volta
          da storici, persone coinvolte, ricercatori, che presentano il nostro stesso approccio posi-
          tivo nei confronti del caso storico, non ci si può fermare.
             Bisogna andar oltre, leggere anche la storia di chi non manifesta le nostre stesse
          posizioni. E’ per questo che ho affrontato la lettura di un autore il cui nome anticiperà
          chiaramente ciò di cui stiamo per parlare, Van Creveld.
             Il  suo testo  “Le  donne  e  la  guerra.  Ieri, oggi, domani.”  (2001) compie  un’ac-
          curata  analisi  del rapporto donne-guerra che si è succeduto nei secoli, per giungere alla
          conclusione che se oggi le donne hanno accesso alle forze armate, dunque la loro posi-
          zione militare è istituzionalizzata, questo non significa un progresso nella storia dell’u-
          manità, del genere femminile. Egli ritiene che anzi ciò sia causa di molti rallentamenti e
          che le donne non siano adatte a combattere per ragioni di carattere fisico e psicologico,
          che la guerra ed i conflitti armati vadano lasciati agli uomini.
             Io ritengo che esistano degli uomini che non sono adatti alla guerra, alle armi. E così
          come non tutti gli  uomini  possono  definirsi  addicted  to  war,  altrettanto  esisteranno
          donne inadatte, ma così come ne esisteranno alcune invece adeguate.
             E’ comprensibile la posizione di Van Creveld all’interno del suo contesto nazionale,
          Israele, in cui è stata introdotta la coscrizione obbligatoria per le donne . Ma laddove si
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          tratta di una libera scelta, è bene ricordare che questa nasce dall’indole di una persona,
          e che soprattutto le donne volontarie, prima di essere arruolate, affrontano dei test, degli
          accertamenti, anche loro partecipano all’addestramento; se lo Stato non le giudica ido-
          nee viene loro negata la possibilità di far parte delle forze armate.
             Vogliamo forse negare che le aviatrici russe abbiano mancato di coraggio? Ritenere
          che non fossero psicologicamente in grado di sostenere una situazione, più pesante di
          ogni aspettativa?
             No, questo non si può dire, hanno agito con forza, tenacia, determinazione, forse
          incoscienza, ma considerato il breve periodo di formazione cui sono state sottoposte,
          e  i  grandi  rischi  cui  sono andate incontro, esse meritano senza dubbio un riconosci-
          mento, l’eroismo. Hanno deciso di combattere per la loro patria, per non restare a guar-
          dare mentre una nazione nemica occupava il loro territorio, hanno scelto di essere parte
          attiva perché mosse da un grande spirito di sacrificio e questo ideale le ha portate in alto.
             Certo, come descritto nell’ultimo auspicio citato lasciatoci da un’aviatrice veterana,
          sarebbe ideale un mondo senza guerre, eppure esse esistono, e le donne vi partecipano
          da  secoli, bisogna solo avere almeno una parte del coraggio che esse hanno dimostrato
          nella storia e dimostrano oggi, per ammettere che la memoria bellica e militare è anche
          un pò loro.











          43  VAN CREVELD M. Le donne e la guerra. Ieri, oggi, domani. – (2001) p.10
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