Page 354 - Le Operazioni Interforze e Multinazionali nella Storia Militare - ACTA Tomo II
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           stro e, dopo aver messo insieme un esercito di ventimila soldati, chiese il sostegno di due
           fra i più importanti personaggi che controllavano l’area delle montagne attorno alla città
           di Souli, Kitsos Botsaris e Lambros Tzavelas: “Amici miei, Capitano Bogia [v. Botzaris]
           e Capitano Giavella [Tzavellas], Io, Ali Pasha, vi saluto, e bacio i vostri occhi, perchè
           conosco il vostro coraggio e i vostri pensieri eroici. Mi sembra che io abbia un gran bi-
           sogno di voi, dunque, vi chiedo immediatamente, quando avrete ricevuto la mia lettera,
           di raccogliere tutti i vostri eroi, e venire ad incontrarmi, che potrei essere in procinto di
           affrontare i miei nemici. Questo è il tempo e l’istante in cui ho bisogno di voi. Mi aspetto
           di vedere la vostra amicizia, e l’amore che provate per me. La vostra paga sarà il doppio
           di quella che corrispondo agli albanesi, perchè so che il vostro coraggio più grande del
           loro; dunque non combatterò prima che voi veniate, e mi aspetto che arriviate presto. È
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           tutto, e vi saluto” . Botzaris non si fidò delle parole rassicuranti del visir, e temendo che
           vi fosse celata una trama per impadronirsi dell’area di Souli, rispose esprimendo la sua
           sottomissione ma, trovandosi nell’impossibilità di condurre tutti i propri soldati all’in-
           contro, considerò inutile andare solo.
              Il capitano Tzavelas invece, mosso da altri sentimenti, si recò dal visir con il suo
           seguito di settanta soldati, accolto con grandi fasti si avventurò con le truppe ottomane
           verso Argirocastro. Dopo appena sei giorni però sia Tzavellas che il suo piccolo esercito
           vennero attaccati dai turchi, tre riuscirono a fuggire, gli altri furono imprigionati e con-
           dotti a Ioannina.
              Si mostrò finalmente il vero obiettivo di Ali Pasha: conquistare Souli. Le truppe ot-
           tomane si diressero quindi alla volta della montagna souliota ma trovarono la resistenza
           degli abitanti organizzata da Botsaris, cui si aggiunse anche Tzavellas che offrì al Pasha
           suo figlio dodicenne come ostaggio in cambio della sua liberazione e così scrisse al
           Leone di Ioannina: “Alì Pashà, sono felice di aver ingannato un traditore, sono qui per
           difendere il mio Paese contro un ladro. Mio figlio sarà messo a morte, ma io disperata-
           mente lo vendicherò prima di cadere io stesso. Alcuni uomini, come voi Turchi, diranno
           che sono un padre crudele per sacrificare mio figlio per la mia stessa salvezza. Io rispon-
           do, se conquisterai la montagna, mio figlio sarebbe ucciso, con tutto il resto della mia
           famiglia ed i miei compatrioti; allora io non potrei ottenere vendetta per la sua morte.
           Se saremo vittoriosi, potrei avere altri figli, mia moglie è giovane. Se mio figlio, giova-
           ne com’è, non è pronto ad essere sacrificato per il suo Paese, non merita di vivere, o di
           appartenermi come figlio. Ti anticipo, traditore, sono impaziente di vendicarmi. Sono la
           tua spada nemica, Capitano Giavella” .
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              La trama ordita da Ali Pasha ai danni dei soulioti partecipò ad alimentare la diffiden-
           za degli abitanti di Parga nei confronti del visir.
              Parga aveva offerto asilo agli esuli di Souli, città assediata, a più riprese, dalle forze
           di Alì Pasha, per undici anni fino al 1803.
              Il tragico epilogo rimase nelle pagine di storia  noto col nome della  “Danza di

           7   Eton William, A survey of the Turkish Empire, stampato da T. Cadell Junior r W. Davies, seconda edizione,
              Londra, 1799, p. 384. Sir William era presente quando Ali Pasha dettò questa lettera al suo segretario greco e
              ne ottenne la copia qui trascritta.
           8   Eton William, op. cit., p. 430.
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