Page 357 - Le Operazioni Interforze e Multinazionali nella Storia Militare - ACTA Tomo II
P. 357
997
ActA
A parziale discolpa del governo britannico, nelle medesima seduta, il deputato
Goulbum rilevò come il Congresso di Vienna non fece deliberatamente riferimento alle
sorti di Parga, i turchi non erano stati invitati, e l’ultimo accordo diplomatico riconosciu-
to, che riguardasse espressamente quella città, fu il già citato Trattato di Costantinopoli
fra l’Impero russo ed ottomano, con il quale si sanciva che i territori prima appartenenti
alla Serenissima venissero assegnati alla Porta Sublime, né sarebbe stato per la Gran
Bretagna possibile scorgere altre legittime sovranità in capo a qualsivoglia altro Stato.
La vicenda degli esuli s’impone in questo modo all’attenzione dei liberali di tutta
Europa.
La produzione culturale filoellenica testimonia lo sdegno e la solidarietà nelle forme
proprie del Romanticismo.
Così nell’arte, due rappresentazioni ritraggono la deportazione degli esuli nello stra-
zio per la terra natia perduta per il tradimento britannico, lo sdegno per la profonda
ingiustizia che toccò le coscienze degli europei.
Simbolo di un cambiamento: le politiche delle grandi potenze europee che, in Grecia
come in Italia, mercanteggiano i destini dei territori come spazi di conquista destinati
alla conclusione di trattati più vantaggiosi è ormai un’idea ostile, invisa ai popoli, dove
gli ideali patriottici prendono forma, si organizzano, per sovvertire la brutalità delle
potenze europee, in Italia come in Grecia, che per prima giungerà alla guerra d’indipen-
denza proprio a causa della crudeltà ottomana.
E questo elemento colpirà le aspettative già provate dei patrioti italiani dopo Campo-
formio: essi vi lessero oltre che l’ennesimo gioco di equilibri fra le potenze europee an-
che l’umanità ridotta a merce per interessi particolari dei vari emissari esteri di questa o
quella potenza che assumevano ancora con disinvoltura atteggiamenti colonialistici nel
cuore stesso dell’Europa e del Mediterraneo; la Grecia ora come allora, specchio ed an-
ticipazione di un laboratorio sociale figlio delle strategie di potere delle grandi potenze.
14
Nei versi di Viennet: “Ah! Contemple la Grèce, et vois notre avenir” .
Eugène Delacroix dipinse “Il massacro di Chio”, nel 1824.
Lo spazio della rappresentazione si compone di due gruppi di uomini, donne e bam-
bini sono organizzati in due forme piramidali, agli estremi, e sullo sfondo la traccia
della distruzione, della desolazione e della guerra ancora in corso; il gruppo di sinistra
è composto delle figure di due uomini feriti, uno moribondo, con lo sguardo disilluso e
smarrito della donna che gli è accanto, il secondo gruppo, quello all’estrema destra del
dipinto ha una struttura verticale, dominata dal turco a cavallo, che contrasta col chiarore
della donna tenuta a sé con le catene, simbolo della schiavitù cui è ridotta la Grecia.
Nel particolare degli esuli di Parga è Hayez, pittore veneziano, a fissare su tela il qua-
dro simbolo dell’esilio: “I profughi di Parga”. Hayez dipinse tre volte lo stesso soggetto,
una grande tela poi due in versione più ridotta. La rappresentazione più importante, ossia
quella di più grandi dimensioni, venne commissionata al pittore dal collezionista brescia-
no il conte Paolo Tosio lasciandolo libero di immaginare il soggetto. Nelle sue memorie
14 J. P. G. Viennet, Épitres et poésies suivies du poème de Parga, Paris, stampato presso la Librairie française
de Ladvocat, éditeur des fastes de la gloire, 1821 (imprimerie de Fain, place de l’Odèon), ora in Biblioteca
Nazionale di Torino, coll. F.VI.143, p. 20.

