Page 438 - Le Operazioni Interforze e Multinazionali nella Storia Militare - ACTA Tomo II
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           a disposizione del Progetto San Marco per il prezzo simbolico di un dollaro e con la
           richiesta di impegnarsi a mantenerla efficiente come canone d’affitto.
                 “La  San Marco, era una piattaforma da sbarco dell’esercito americano.
                 Fu trainata dal Golfo del Messico a La Spezia nel 1964. Fu un colpo di
                 fortuna  riuscire  ad  averla;  pochi  mesi  dopo  tutte  le  piattaforme  mobili
                 americane furono inviate in Vietnam [...] A La Spezia vennero effettuati
                 i lavori di cui la piattaforma necessitava per essere adattata a svolgere la
                 funzione di piattaforma di lancio. Nei cantieri navali c’era un Ammiraglio
                 che conoscevo bene, poiché da giovani avevamo fatto scherma insieme.
                 Lui la fece rimettere a posto e poi, quando ce la consegnarono, mi regalò
                 una grande targa commemorativa che diceva “Tu con noi, noi con te”, che
                 ho fatto mettere subito sulla torre di lancio della San Marco”.
              Completati i lavori e battezzata anch’essa San Marco, giunse in Kenya senza intoppi
           il 5 maggio 1966, per essere, poi, collocata a 560 metri dalla Santa Rita.
              La prima base spaziale italiana si andava completando: la sezione mobile era formata
           dalla Santa Rita attrezzata come centro di controllo: nella “control room” si dirigeva il
           countdown e le strumentazioni per il controllo della traiettoria dei razzi; il personale che
           gestiva il lancio doveva, però, trovarsi a distanza di sicurezza, quindi si predispose una
           terza piattaforma più piccola e fissa costruita da una ditta italiana di Mombasa.  La San
           Marco era ufficialmente la piattaforma di lancio.
              Pochi mesi dopo, sulla costa kenyota, a cinque km di distanza, si costruì un campo
           base di oltre tre ettari, il San Marco Equatorial Range, distante 32 kilometri da Mombasa
           e  raggiungibile  attraverso  una  strada  sterrata  e  piena  di  buche.  Qui,  fu allestita  una
           stazione di ricezione dei satelliti e viveva il personale impegnato nel progetto durante i
           periodi di attività.
              Il campo base, come le piattaforme, era completamente autonomo nei servizi essendo,
           tra l’altro, dotato di generatori di energia elettrica, acqua potabile, rete telefonica. Oltre
           a queste, la maggior parte della altre attrezzature nelle piattaforme e nel campo base
           erano quelle recuperate dalla 36° Aerobrigata in Puglia e lasciate dagli americani. Come
           testimoniato più volte dallo stesso Broglio e dal Professor Buongiorno, senza quella
           preziosa eredità non si sarebbe potuto realizzare il programma.
              Le due piattaforme costarono 3 miliardi di lire, mezzo miliardo in più del previsto, ma
           la differenza fu generosamente coperta dall’eni. Tutti gli uomini coinvolti nel progetto
           erano già dipendenti dell’Università di Roma, dell’Aeronautica militare o del cnr.
              intorno a Broglio si formò un gruppo sempre più solido. Ognuno aveva un ruolo e una
           preparazione specifica. C’era il giovane di origine armena Michele Dicran Sirinian, range
           manager dell’intera base, Carlo Arduini, specialista della dinamica del satellite e della
           sua gestione, Giorgio Ravelli, ingegnere elettronico e esperto di telemetria. C’erano, poi,
           Ugo Ponzi, il costruttore della bilancia di Broglio, Carlo Buongiorno coordinatore del
           programma e braccio destro di Broglio, mentre dei rapporti con il mondo della politica si
           occupava Francesco Piccari. Così si era formato il San Marco Team e tutti insegnavano
           alla scuola di Ingegneria Aerospaziale diretta da Broglio.
              Con il lancio da Wallops Island, l’Italia divenne il terzo paese al mondo ad avere
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