Page 437 - Le Operazioni Interforze e Multinazionali nella Storia Militare - ACTA Tomo II
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ActA
La nasa forniva gratuitamente i vettori Scout in cambio delle informazioni
scientifiche che si sarebbero raccolte e, soprattutto, si offrì di addestrare i tecnici italiani
alle operazioni di lancio.
La prima fase fu un successo, La Bilancia di Broglio fornì dati immediatamente
utilizzati per stabilire i dati dell’”Atmosfera Standard”.
Il secondo passo riguardò, invece, proprio la formazione dei tecnici e per questo
si fece ricorso al gruppo di esperti della 36° Aerobrigata interdizione strategica
dell’Aeronautica, chiusa in Puglia nel 1963 dopo la crisi di Cuba. Questi uomini erano
stati addestrati pochi anni prima dagli stessi Stati Uniti in base all’accordo del 1959 per
l’istallazione di 30 missili Jupiter intorno ad un nuovo comando tra Puglia e Basilicata
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(Gioia del Colle) .
Il generale dell’Aeronautica Marconi, allora responsabile di quegli aspetti nel
Programma San Marco, scelse ottanta delle cento persone disponibili della 36°
Aerobrigata, le quali possedevano già un bagaglio di conoscenze fondamentale, e queste
furono mandate negli Stati Uniti per l’addestramento.
Mentre i vari specialisti erano distribuiti nei centri americani per la formazione,
l’attività del Progetto San Marco cresceva rapidamente e nel gennaio 1964 il cnr
sottoscriveva un accordo con l’Università di Roma affidando formalmente la gestione
del programma al Centro Ricerche Aerospaziali.
Dopo alcuni mesi, un ulteriore tappa dell’accordo della Nasa fu la verifica della
capacità del personale italiano ad effettuare un lancio in autonomia. Questa prova
coincise proprio con il lancio del primo satellite italiano effettuato il 15 dicembre 1964
dalla base nasa di Wallops Island in Virginia. Il lancio fu un successo, il primo ad essere
effettuato esclusivamente da personale italiano dell’Aeronautica Militare in piena
autonomia. Frutkin, presente al lancio, durante il brindisi affermò che per fare ciò che
l’Italia aveva fatto in due anni, all’America ne sarebbero serviti quindici.
Nel contempo si portava avanti il progetto per la configurazione della base che
prevedeva un’altra piattaforma oltre la Santa Rita, la quale, oltretutto, era troppo piccola
per ospitare il potente razzo Scout e, contemporaneamente fornire alloggio al personale
nonché fungere da base di controllo. La Santa Rita, quindi, venne dotata di un piano
superiore adibito a mensa e di un ponte intermedio per gli alloggi del personale.
Per quanto riguarda la seconda piattaforma, discutendone al centro di Langley, i
colleghi della nasa suggerirono di fare ricorso ai dei pontoni rettangolari mobili usati
dalle truppe americane durante lo sbarco in Normandia del 1945. Diversi di quei pontoni
erano stati trasferiti da Bastogne e stivati in una base della US Army nella baia di
Norfolk dove erano conservati in attesa di future necessità che si sarebbero presentate
presto a causa della guerra in Vietnam. La nasa ne ottenne uno in prestito mettendolo
16 La 36° aerobrigata era suddivisa in 10 gruppi, ognuno dei quali era dotato di tre missili Jupiter con testata
termonucleare. L’Italia forniva le strutture e tutto il resto era garantito dagli USA compresa la formazione
dei tecnici che dovevano operare insieme ai colleghi statunitensi. La brigata veniva aperta il 23 aprile 1960
sull’aeroporto militare Antonio Ramirez di Gioia del Colle ed il suo primo comandante fu il Generale Giulio
Cesare Graziani, illustre pilota di aerosilurante durante la seconda guerra mondiale e medaglia d’oro al valor
militare. Mariani, Antonio. 2012. La 36° Brigata Interdizione Strategica “Jupiter”. Il contributo italiano alla
Guerra Fredda. Roma: Stato Maggiore Aeronautica, Ufficio Storico.

