Page 432 - Le Operazioni Interforze e Multinazionali nella Storia Militare - ACTA Tomo II
P. 432
1072 XXXIX Congresso della CommIssIone InternazIonale dI storIa mIlItare • CIHm
Sputnik, diventando responsabile del reparto da cui dipendeva anche il nuovo poligono
di Salto di Quirra, in Sardegna, che sostituiva formalmente il poligono ormai inadeguato
5
di Furbara sulla costa a nord di Roma, nel comune di Santa Marinella .
Evidentemente, il secondo elemento che spinse Broglio ad occuparsi di spazio
fu proprio il lancio dello Sputnik, avvenuto il 4 ottobre 1957, che lo impressionò
6
notevolmente così come aveva impressionato il resto del mondo .
In terzo luogo, Broglio aveva appena ottenuto la sede dell’Urbe da Porru Locci,
avviando subito l’istallazione delle nuove gallerie aerodinamiche del Centro Ricerche
Aerospaziali, nato nel 1954 presso la facoltà di Ingegneria e ora, finalmente, con una sua
area di sviluppo idonea.
Broglio riteneva che l’attività che si andava delineando si sarebbe presto trasformata
in un settore di punta e che l’astronautica avrebbe prodotto un grande progresso
scientifico e tecnologico poiché era un settore di ricerca nuovo e che permetteva per la
prima volta di effettuare esperimenti liberi dalle leggi della gravità terrestre.
Altro elemento fondamentale per le scelte del Professore, fu il suo sentirsi in debito
verso il suo paese. Le sue esperienze durante la guerra, unite al suo essere un fervente
cattolico, lo avevano portato a maturare determinate convinzioni; a questo si aggiunse
il suo ritenersi profondamente fortunato per le possibilità che aveva avuto soprattutto in
campo scientifico, portandolo a desiderare di creare una vera e propria scuola, “un gruppo
di persone capaci di portare avanti un progetto in un settore che potesse dare prestigio
all’Italia”. Da qui la sua proposta di introdurre la Laurea in Ingegneria Aerospaziale
nelle Università italiane, approvata nel 1957 da dodici Università su tredici.
Intanto i primi lanci di razzi sovietici e americani imprimevano un’accelerazione
anche negli italiani, finora scettici nei confronti dell’attività spaziale. Nasceva di lì
a poco il sispre (Società Italiana per lo Studio della Propulsione a Reazione, su idea
di alcuni missilisti italiani della difesa e dell’industria) mentre anche nelle forze
armate gli interessi per l’acquisizione della nuova tecnologia si facevano sempre più
rilevanti. Entrava, infatti, in attività il corami (Comitato Razzi e Missili), un organismo
governativo diretto dal Generale di squadra aerea Casero e alle dipendenze del Capo di
Stato Maggiore Generale, Giuseppe Mancinelli. Il suo scopo era quello di inquadrare e
studiare nuovi programmi, coordinando le ricerche nelle tre armi, Aeronautica, Marina
ed Esercito.
Intanto, Broglio diventava Tenente Colonnello e la direzione in cui si dirigevano i
suoi interessi scientifici diventava sempre più chiara tanto che Von Kàrmàn, quando lo
incontrò nel 1958, lo salutò come “l’uomo dello spazio”, prendendolo amichevolmente
5 Nel nuovo poligono iniziarono le prove del missile contraereo Tipo 56, sviluppato dalla società svizzera
Oerlikon – Contraves, che nel 1952 aveva aperto una filale in Italia. Caprara, Giovanni. 2012. Storia Italiana
dello Spazio. Milano: Bompiani, pag. 116.
6 A tal proposito, Broglio ricorda che poche settimane prima del lancio dello Sputnik, un ingegnere americano
andò a visitare i nuovi impianti dell’Urbe e quelli dell’Università a San Pietro in Vincoli e disse al Professor
Broglio che c’era in essere “una specie di gara” ma che i sovietici non sarebbero mai arrivati prima di loro
e che l’azienda americana Martin Marietta aveva già pronto un razzo. Peccato che il razzo fallì la sua prima
prova e pochi giorni dopo i sovietici dettero il via alla corsa allo spazio per primi. Di Bernardo Nicolai,
Giorgio. 2005. Nella nebbia in attesa del Sole. Roma: Di Renzo Editore.

