Page 427 - Le Operazioni Interforze e Multinazionali nella Storia Militare - ACTA Tomo II
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sultano combattendo insieme al suo esercito contro gli altri cristiani, anche contro i
montenegrini. Per il poeta, il massacro dei musulmani costituisce la rivincita per la
sconfitta del Kosovo e un avvenimento importante nella lotta perpetua contro di essi,
concepita come vera e propria lotta tra il bene e il male. I montenegrini, in questa
visione, sono fieri e indomabili guerrieri, una continua spina nel fianco per l’impero
ottomano, con un grande senso dell’onore, pronti all’estremo sacrificio; e tutte le guerre
che combattono sono guerre giuste e sante per la difesa della patria, della libertà e della
cristianità.
Questa opera, di notevole valore letterario, ha avuto una grande influenza sui
montenegrini e sui serbi, che la conoscevano a memoria, come una volta i greci i versi
d’Omero.
Vlado Vujović, a un primo sguardo, sembra riutilizzare diversi elementi presenti
nell’epica di Njegos (a partire dalla visione manichea del mondo) applicandoli a un
diverso contesto: la lotta degli jugoslavi contro il nazifascismo. Ma il contesto storico
è diverso fino a un certo punto: la mancanza, tranne che in rarissimi casi, di riferimenti
temporali nella narrazione di Vujović pone le vicende su un piano quasi mitico, sganciato
dall’evoluzione storica, nel quale lo scontro con il nazifascismo non rappresenta altro
che una nuova fase dell’eterna lotta tra il bene e il male, dove il bene è naturalmente
rappresentato dai montenegrini, questa volta coalizzati con gli altri slavi del Sud, e il
male da tutti coloro che attentano alla loro libertà, all’interno di una visione ciclica della
storia. In questa concezione, in cui viene meno l’idea di uno sviluppo storico unilineare,
si riflettono le origini culturali montenegrine dell’autore:
Il Montenegro sembra essere un paradigma dei Balcani, uno stato multietnico e
multiculturale dove si incontrano le tre grandi civiltà mediterranee: cattolica, ortodosso-
bizantina e musulmana. […] Qui si incontrano due modi di considerare il passato, uno
razionale e scientifico di stampo occidentale e un altro mitopoietico, in grado di provocare
grandi passioni, di tipo orientale. Uno, oramai dominante in Occidente, vede il tempo in
modo cronologico, come un susseguirsi di avvenimenti e un progresso continuo, che sia ad
infinitum o verso una meta precisa. Per l’altro il tempo è un riflesso dell’eternità e quello
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storico si ripete in cicli .
La presenza, nel racconto di Vlado Vujović, di elementi propri della produzione
letteraria montenegrina legati a una visione ciclica del passato deve essere confermata,
naturalmente, da ulteriori studi. Queste ultime considerazioni, pertanto, valgono
soprattutto come stimolo alla ricerca storica, una ricerca che sappia aprirsi anche al
variegato e complesso mondo della letteratura, nella consapevolezza che sotto le pieghe
del racconto e delle metafore sia possibile individuare importanti caratteri della storia
dei popoli.
63 Ivi, pp. 3-4.

