Page 423 - Le Operazioni Interforze e Multinazionali nella Storia Militare - ACTA Tomo II
P. 423
1063
ActA
dei due scontri, Mećikukić venne gravemente ferito da ben diciotto colpi di arma da
fuoco. Ma la sua formidabile tempra, unita alle cure prestategli da un mugnaio di
Riofreddo, gli consentì di salvarsi. Nella seconda parte, Vlado racconta un episodio che
53
riguarda la sua unità, ma che vede protagonisti Ivan Gobec e, soprattutto, Marta Pahor
la quale, grazie al suo coraggio e alla sua avvenenza, riesce a disarmare e a catturare un
soldato tedesco.
Mentre del secondo e terzo episodio narrati da Vujović non si trova conferma nella
54
memorialistica, sia italiana che slava, il primo è riferito anche da Toso .
Il finale dell’articolo è all’insegna dell’esaltazione del coraggio degli jugoslavi e
della riconoscenza verso gli italiani:
Ancora oggi nell’Italia centrale si racconta del coraggio degli jugoslavi e del loro
comportamento esemplare verso il popolo italiano. D’altra parte gli jugoslavi non
dimenticheranno mai la straordinaria considerazione e l’affetto degli italiani. Gli esempi
sono molti, ma l’impresa della famiglia del barbiere Libero Cipitelli a Visso è la più
significativa da raccontare. Questa famiglia, nel periodo dell’offensiva tedesca, nella soffitta
della propria casa, ha assistito il combattente ferito della banda “Gubec” Vaso Boškovic.
Nello stesso periodo, nella casa soggiornava il comando tedesco! Il contadino Crescenzio da
Valdonica e il rifugiato milanese Leonardo Proserpio, con la sua fidanzata Elvira da Lonje,
sotto Cascia nascondevano e curavano Ivica Gobec ferito, mentre i fascisti lo cercavano
minacciosi. La casa di Aldo Perco era la nostra base e ospedale, mentre i contadini di
Gualdo sotto ai monti Sibillini per giorni hanno nascosto e curato l’autore di questi racconti.
Anche in questo articolo sono assenti precisi riferimenti temporali. Si può dedurre,
dalle scarne indicazioni fornite dall’autore, che le tre azioni siano avvenute tra marzo e
maggio del ’44. Infatti, nelle prime righe dell’articolo Vlado Vujović usa l’espressione
“all’inizio della primavera”, indicando quindi la fine del mese di marzo. Verso la fine,
invece, introducendo un’altra impresa dei partigiani, afferma, riferendosi ai tedeschi,
che “un reparto, in marcia verso il fronte, arrivò fino a Visso e, dopo aver saputo che
i partigiani erano stati respinti nella nuova zona, ordinò una tregua”. Ora, siccome il
Battaglione Tito, come ampiamente attestato dalla memorialistica, è costretto a spostarsi
stabilmente verso nord (cioè verso Norcia e Visso) dopo i grandi rastrellamenti tedeschi
del marzo-aprile del ’44, se ne deduce che l’evento narrato sia avvenuto dopo questa
data, nella seconda quindicina di aprile oppure nel mese di maggio.
53 Marta Pahor nasce nel 1922 a Miren (Merna) in provincia di Gorizia. E’ cugina di Mila Vuk (madre di Alenka
Perco). Nel 1941 la Jugoslavia viene attaccata dai tedeschi. La Slovenia è assegnata agli italiani, trasformata
in provincia italiana e denominata “provincia di Lubiana”. Marta, grazie alla conoscenza di diverse lingue, tra
cui l’italiano, trova facilmente lavoro presso il giornale “Il Corriere della Sera”. Entra in contatto con la lotta
clandestina e comincia a collaborare con i partigiani, fornendo loro informazioni sugli italiani, frequentando
personale del comando civile e militare. Dopo l’8 settembre si rifugia a Norcia insieme alla famiglia del
cognato Aldo Perco presso la villa di Roberto Battaglia, che diviene luogo d’incontro di esponenti della
Resistenza. Marta, poliglotta, fa da interprete fra partigiani italiani e slavi, collabora attivamente con Toso e si
distingue anche in alcune azioni di guerriglia. Cfr. B. ANTONELLI, Terni: donne dallo squadrismo fascista
alla Liberazione (1921-1945), prefazione di Alexander Höbel, Crace, Narni (Tr) 2011, pp. 278, 282, 288.
54 Cfr. LAKOVIĆ (“Toso”), Memorie di un comandante partigiano montenegrino cit., p.113.

