Page 418 - Le Operazioni Interforze e Multinazionali nella Storia Militare - ACTA Tomo II
P. 418
1058 XXXIX Congresso della CommIssIone InternazIonale dI storIa mIlItare • CIHm
32
Il carcerato col numero 1616, Ivan Gobec da Sisak, che i fascisti avevano catturato
in Krajina quando era un corriere partigiano del quartier generale di Drvar, sapeva bene
che nessuno era mai evaso dalla Rocca. I suoi vecchi compagni sostenevano che era inutile
pensare alla fuga. Tuttavia Ivica [nomignolo di Ivan] farneticava sulla fuga. […] All’idea
di Ivan aderirono subito alcuni audaci comunisti. Con fare misterioso si procurarono
una mappa della zona, sulla quale cominciarono a tracciare meticolosamente le possibili
direzioni di fuga dopo l’eventuale evasione. Molti guardavano con sospetto all’azione di
Ivan Gobec, ma alla fine gli diedero ragione: meglio morire durante la fuga che restare a
marcire nelle celle ammuffite o nei freddi scantinati.
Vujović prosegue il suo racconto sostenendo che la mattina dopo la fuga, il 14 ottobre,
gli slavi fuggitivi raggiungono una località della Valnerina chiamata Gavelli, dove sono
accolti da antifascisti italiani, tra cui Alfredo Filipponi. In questo punto, il racconto di
Vujović non collima affatto con quello presente nel diario di Toso. Toso, infatti, sostiene
che gli evasi vengono accolti a Gavelli dalla banda Melis, della quale faranno parte
per un breve periodo. La formazione partigiana slava che si forma a Gavelli entrerà in
contatto con Filipponi, stando a Toso, solo nel dicembre successivo, quindi due mesi
33
dopo . Anche il comandante Melis, nel suo diario, afferma di aver incontrato gli slavi
34
fuggiti dalla Rocca a Gavelli, ma non menziona la presenza di Filipponi . Filipponi,
invece, nel suo diario fornisce una versione dei fatti che contempera un po’ tutte le
posizioni fin qui ricordate, sostenendo di essere presente anche lui all’incontro degli
35
slavi con Melis a Gavelli. Filipponi, tuttavia, data tale incontro il 6 novembre , non il 14
ottobre come sostenuto da Melis, da Toso e da Vujović. La datazione e la ricostruzione
degli eventi di Filipponi non sono affatto attendibili, non solo perché la memorialistica è
concorde nell’affermare che gli slavi arrivarono a Gavelli il 14 ottobre, ma anche perché
il 3 novembre il comando della Melis aveva dato ordine di sciogliere la banda, come
36
testimoniato nel suo diario dallo stesso Ernesto Melis . Il quale, occorre aggiungere,
riporta l’episodio dell’incontro con Filipponi, ma lo colloca circa una settimana prima,
37
il 28 ottobre . Filipponi, dunque, avrebbe sovrapposto due episodi distinti indicando,
tra l’altro, date errate.
La faccenda appare dunque un po’ ingarbugliata, soprattutto perché sono gli stessi
Toso e Vujović a fornire versioni molto diverse. Tuttavia, anche ammettendo che
Filipponi non abbia partecipato all’incontro, si può intuire perché Vujović, invece, lo
consideri presente: egli vuol mettere in risalto la solidarietà e lo spirito di collaborazione
32 Ivan Gobec nasce a Sisak (Croazia) nel 1919. Viene condannato a 9 anni di reclusione dal Tribunale militare
di Guerra di Sebenico, con sentenza 26/1/1942, per propaganda sovversiva. Detenuto alla Rocca di Spoleto,
è l’organizzatore dell’evasione in massa dei detenuti jugoslavi, avvenuta il 13 ottobre 1943. Cfr. LAKOVIĆ
(“Toso”), Memorie di un comandante partigiano montenegrino cit., pp. 28, 32 nota 4; ASP, Corte d’Appello
di Perugia, Processi penali, b, 22, f.157.
33 Cfr. LAKOVIĆ (“Toso”), Memorie di un comandante partigiano montenegrino cit., pp. 38, 61.
34 Cfr. MELIS, Diario del periodo partigiano cit., p. 100.
35 Cfr. GUBITOSI, Il diario cit., p. 177.
36 Cfr. MELIS, Diario del periodo partigiano cit., p.105.
37 Cfr. Ivi, p.104.

