Page 417 - Le Operazioni Interforze e Multinazionali nella Storia Militare - ACTA Tomo II
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          Alfredo Filipponi , nel suo diario, non parla di Guido Melis, ma fornisce comunque
          un’interpretazione che nega l’organizzazione autonoma della fuga da parte dei prigionieri
          dalla Rocca e che contribuisce, tra l’altro, a complicare la ricostruzione della vicenda:
          “I giovani jugoslavi […] sono riusciti a fuggire e con loro sono fuggiti anche giovani
          antifascisti italiani. La notizia è stata data dai patrioti di Spoleto che d’accordo con
          Pasquale [nome di battaglia di Alfredo Filipponi] hanno aiutato l’organizzazione della
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          fuga” . Come sottolinea Gubitosi , solo Filipponi parla di questo intervento e dunque
          la sua versione risulta poco attendibile.
             Recentemente lo storico Marcello Marcellini, sulla base degli atti del procedimento
          penale che il Tribunale di Spoleto istruì per accertare le responsabilità della fuga, ha
          affermato che l’evasione fu il risultato di un piano improvvisato dei detenuti, due dei
          quali, dopo aver sopraffatto le guardie, liberarono gli altri. Tuttavia, dalle testimonianze
          risulta  anche  che  Ernesto  Melis  e  il  padre,  alcuni  giorni  prima,  avevano  progettato
          l’evasione dei soli detenuti politici, che sarebbe dovuta avvenire grazie all’aiuto di un
          gruppo di partigiani provenienti da Gavelli. Ma il piano venne accantonato, perché gli
          agenti di custodia si rifiutarono di far entrare nel carcere dei partigiani . Marcellini è
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          comunque convinto che Guido Melis abbia favorito la fuga dei prigionieri, in quanto
          afferma che pochi giorni prima dell’evasione  il direttore aveva impartito  “alcune
          disposizioni a favore dei detenuti politici (il permesso di restare fuori dalle celle fino a
          notte inoltrata, il parziale disarmo delle guardie, le restituzione di parte degli indumenti
          sequestrati al momento dell’arresto eccetera) che in seguito avrebbero reso più facile la
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          grande evasione del 13 ottobre 1943” .
             Sta di fatto che il 15 ottobre Guido Melis viene arrestato con l’accusa di aver dato la
          notizia della fuga dei detenuti con parecchie ore di ritardo .
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             In ultima analisi, dovendo ritenersi probabile che Guido Melis non abbia ostacolato
          la fuga dei prigionieri, il silenzio di Vlado Vujović su questa faccenda è decisamente
          eloquente: egli vuole celebrare gli slavi fuggiti dalla Rocca e il loro cimento, dipingendo
          i fuggitivi come veri e propri eroi in grado di realizzare un’impresa ritenuta impossibile
          per chiunque altro. L’autore così si esprime:




          26  Alfredo Filipponi, nato a Mecenano (nella bassa Valnerina) nel 1897, è un protagonista del movimento
             partigiano della Valnerina ed un esponente di spicco dell’antifascismo militante umbro, sia prima che dopo
             la guerra. Aderisce al Partito comunista italiano dopo la scissione di Livorno del 1921. Durante il ventennio
             fascista viene arrestato varie volte per motivi politici. Dopo il 25 luglio 1943 diventa il leader del movimento
             comunista ternano e dopo l’8 settembre viene incaricato di organizzare la lotta armata nella Valnerina. Il
             1° febbraio 1944, a Colforcella di Cascia, nasce la Brigata garibaldina “Antonio Gramsci”, di cui Filipponi
             diventa commissario politico. Cfr. GUBITOSI, Il diario cit., pp. 11-29.
          27   Ivi, p.177.
          28   Cfr. Ivi, p.191, nota 12.
          29   Cfr. MARCELLINI, La banda del capitano Melis cit., p. 37.
          30   Ivi, p.29.
          31    Cfr.  M.  HANKE,  La banda Melis  in  BRUNELLI  –  CANALI  (a  cura  di),  L’Umbria dalla guerra alla
             Resistenza cit., pp. 312-313.
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