Page 415 - Le Operazioni Interforze e Multinazionali nella Storia Militare - ACTA Tomo II
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             Vujović narra i momenti salienti della vicenda del Battaglione Tito, in particolare:
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          la fuga dal carcere della Rocca di Spoleto del gruppo di prigionieri jugoslavi  che, al
          comando del montenegrino Svetozar Laković   (nome di battaglia “Toso”) , andranno
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          a costituire il nucleo originario del futuro Battaglione Tito; lo scontro di Mucciafora del
          30 novembre 1943, fra i tedeschi e i partigiani di Toso; e una serie di azioni vittoriose
          del Battaglione Tito ai danni di tedeschi e fascisti.
             Occorre evidenziare che Vlado Vujović ha partecipato personalmente soltanto ad
          alcune azioni narrate nel terzo e nel quarto articolo. Gli eventi raccontati nei primi due
          articoli, infatti, si riferiscono al nucleo originario del Battaglione Tito, costituito dagli
          slavi evasi dalla Rocca di Spoleto e guidato da Svetozar Laković. In altre parole, molte
          delle vicende narrate da Vlado Vujović non sono state da lui vissute in prima persona,
          ma gli sono state riferite dai suoi compagni. Sono pertanto racconti  di racconti. A
          testimonianza di ciò, nelle introduzioni agli articoli (il primo e il quarto in particolare) la
          redazione di “Arena” fa presente che Vlado Vujović ha scritto gli articoli basandosi sul
          suo diario di guerra, ma aggiunge che i compagni italiani lo hanno aiutato a raccogliere
          il materiale.


          Primo articolo: “Attraverso tre porte fuori dal carcere fascista” 17
             Vlado Vujović racconta l’evasione rocambolesca dal carcere della Rocca di Spoleto
          di circa 300 prigionieri, fra cui i circa 70 jugoslavi (sloveni, croati e montenegrini) che
          andranno a costituire il nucleo del Battaglione Tito. La data indicata, il 13 ottobre 1943,
          è attendibile in quanto confermata, oltre che dalla lapide posta sulle mura della Rocca,
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          da tutta la memorialistica resistenziale, sia di parte italiana che slava .
             In questa vicenda, la questione più controversa è quella relativa alla complicità del








          15  I prigionieri jugoslavi evasi dalla Rocca sono in totale 78. L’elenco è stato fornito allo scrivente da Bruna
             Antonelli, presso il cui archivio trovasi fotocopia dell’”Elenco dei condannati dai Tribunali di Guerra e dal
             Tribunale speciale per la difesa dello Stato per reati politici, evasi dalla Casa Penale di Spoleto il 13/10/1943
             ore 18,15 circa”.
          16  Svetozar Laković “Toso” nasce a Berane, in Montenegro, nel 1915. Dopo l’invasione nazifascista della
             Jugoslavia, iniziata il 6 aprile 1941, si impegna nella Resistenza locale. Arrestato l’anno successivo dalle
             autorità fasciste, viene trasportato in Italia e rinchiuso nella Rocca di Spoleto, da cui fugge il 13 ottobre
             1943. Si inserisce attivamente nella Resistenza umbra e nel giro di pochi mesi diventa comandante della
             Brigata garibaldina Antonio Gramsci, operante sulla dorsale appenninica umbro-laziale-marchigiana. Dopo
             la Liberazione della zona rientra in patria e prosegue la lotta contro i tedeschi. Nel dopoguerra lavora presso
             l’Istituto tecnico militare di Belgrado. Muore in questa città nel 1984. Cfr. LAKOVIĆ (“Toso”), Memorie di
             un comandante partigiano montenegrino cit., pp.21-22.
          17  Pubblicato sul n. 420 della rivista “Arena” di Zagabria il 10/01/1969.
          18  L’unica eccezione è rappresentata da Alfredo Filipponi (commissario politico della Brigata Gramsci), che nel
             suo diario posticipa di circa tre settimane la fuga, datandola 5 novembre 1943 (cfr. G. GUBITOSI, Il diario
             di Alfredo Filipponi comandante partigiano, Editoriale Umbra, Foligno 1991, pp. 175-177). Come si vedrà
             più avanti, la sua datazione non è attendibile (cfr. infra, pp. 9-10).
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