Page 420 - Le Operazioni Interforze e Multinazionali nella Storia Militare - ACTA Tomo II
P. 420

1060                                 XXXIX Congresso della CommIssIone InternazIonale dI storIa mIlItare • CIHm

                                                    42
           Benedetti, Bianca Fiorelli, Luca Bernarducci .
              Nonostante alcune differenze riguardanti l’entità delle forze nazifasciste in campo e il
           numero delle vittime fra i partigiani, la ricostruzione di Vujović è tutto sommato in linea
           con quanto attestato dalla memorialistica, e in particolare con quanto sostenuto da Toso,
                                 43
           da Filipponi e da Spitella . Tutte le fonti evidenziano che i partigiani di Toso, seppure in
           situazione di notevole inferiorità numerica, riuscirono a sfuggire all’accerchiamento dei
           tedeschi e dei fascisti riportando perdite minime. Fu dunque una grande impresa, degna
           di uomini coraggiosi e pronti all’estremo sacrifico. Tuttavia, né Toso né Filipponi fanno
           riferimento ai civili uccisi dai tedeschi e dai fascisti, a differenza di Spitella e di Vlado
           Vujović, il quale, ricordando il drammatico evento, sembra voler chiedere perdono agli
           abitanti di Mucciafora e sottolineare la ferita inferta nella memoria dal grave episodio.
           Ma Vlado  va  oltre,  evidenziando,  quasi  con  tono  di  rimprovero,  le  cause  di  quanto
           accaduto: “Non aspettandosi l’attacco, il comando del reparto commise due errori: non
           avevano predisposto sufficienti pattuglie di avanguardia e non avevano assicurato turni
           di guardia e collegamenti tra il sistema di sicurezza e il reparto”.
              Tuttavia, l’autore sembra voler evidenziare la leggerezza del comando partigiano non
           tanto per criticare, quanto per sottolineare ancora una volta il coraggio, la determinazione
           e la capacità di reazione degli 85 partigiani. In fondo all’articolo, infine, Vujović fa un
           bilancio dell’episodio sottolineando sia gli aspetti negativi che quelli positivi:

                    Mucciafora  fu  il  primo  pesante,  tragico  ma  non  catastrofico  esame  per  i  partigiani
                 dell’Umbria: infatti trassero vantaggio da questa prova riuscendo ad infliggere ai tedeschi
                 le maggiori  perdite. Mucciafora  diventò un simbolo, un avvertimento  e un dovere. I
                 combattenti, in seguito, con calma e in tutti i particolari analizzarono l’intero svolgimento
                 della battaglia. I partigiani, con giustizia ma aspramente rimproverarono il loro comando
                 per gli errori commessi e sottolinearono i coraggiosi che avevano svolto il ruolo decisivo.
              In conclusione, sebbene sia possa ravvisare un giudizio critico di Vlado Vujović nei
           confronti del comando partigiano (e quindi di Toso) riguardo ai fatti di Mucciafora,
           tale giudizio non va comunque ad intaccare significativamente il tono celebrativo della
           narrazione.





           42  Questi sono i sette nomi scritti sulla lapide in ricordo delle vittime civili del rastrellamento nazifascista a
              Mucciafora. L’uccisione dei sei capifamiglia è stata confermata recentemente da Angelo Bitti con il supporto
              di documentazione dello Stato Maggiore dell’Esercito (cfr. A. BITTI, La guerra ai civili in Umbria (1943-
              1944). Per un atlante delle stragi nazifasciste, Editoriale Umbra, Foligno 2007, p. 131, 168). Dell’uccisione
              del patriota Leonardi parla Francesco Spitella nelle sue memorie (cfr. SPITELLA, Dalla ribellione della
              coscienza alla resistenza armata cit., p. 97).
           43  Vujović, nell’articolo, lascia intendere che i tedeschi e i fascisti erano circa 850; Toso, nel suo Diario, parla
              di 1000 fra tedeschi e fascisti; Filipponi di 400 tedeschi; Spitella riferisce di tre colonne tedesche, senza
              fornire indicazioni più precise. Per quanto riguarda le perdite fra i partigiani, Vujović parla di quattro caduti,
              Toso di cinque, Filipponi di sei (4 slavi e 2 italiani), Spitella di nove. Cfr. LAKOVIĆ (“Toso”), Memorie di
              un comandante partigiano montenegrino cit., pp.52-53; GUBITOSI, Il diario cit., p.199; SPITELLA, Dalla
              ribellione della coscienza alla resistenza armata cit., p.98.
   415   416   417   418   419   420   421   422   423   424   425