Page 420 - Le Operazioni Interforze e Multinazionali nella Storia Militare - ACTA Tomo II
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1060 XXXIX Congresso della CommIssIone InternazIonale dI storIa mIlItare • CIHm
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Benedetti, Bianca Fiorelli, Luca Bernarducci .
Nonostante alcune differenze riguardanti l’entità delle forze nazifasciste in campo e il
numero delle vittime fra i partigiani, la ricostruzione di Vujović è tutto sommato in linea
con quanto attestato dalla memorialistica, e in particolare con quanto sostenuto da Toso,
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da Filipponi e da Spitella . Tutte le fonti evidenziano che i partigiani di Toso, seppure in
situazione di notevole inferiorità numerica, riuscirono a sfuggire all’accerchiamento dei
tedeschi e dei fascisti riportando perdite minime. Fu dunque una grande impresa, degna
di uomini coraggiosi e pronti all’estremo sacrifico. Tuttavia, né Toso né Filipponi fanno
riferimento ai civili uccisi dai tedeschi e dai fascisti, a differenza di Spitella e di Vlado
Vujović, il quale, ricordando il drammatico evento, sembra voler chiedere perdono agli
abitanti di Mucciafora e sottolineare la ferita inferta nella memoria dal grave episodio.
Ma Vlado va oltre, evidenziando, quasi con tono di rimprovero, le cause di quanto
accaduto: “Non aspettandosi l’attacco, il comando del reparto commise due errori: non
avevano predisposto sufficienti pattuglie di avanguardia e non avevano assicurato turni
di guardia e collegamenti tra il sistema di sicurezza e il reparto”.
Tuttavia, l’autore sembra voler evidenziare la leggerezza del comando partigiano non
tanto per criticare, quanto per sottolineare ancora una volta il coraggio, la determinazione
e la capacità di reazione degli 85 partigiani. In fondo all’articolo, infine, Vujović fa un
bilancio dell’episodio sottolineando sia gli aspetti negativi che quelli positivi:
Mucciafora fu il primo pesante, tragico ma non catastrofico esame per i partigiani
dell’Umbria: infatti trassero vantaggio da questa prova riuscendo ad infliggere ai tedeschi
le maggiori perdite. Mucciafora diventò un simbolo, un avvertimento e un dovere. I
combattenti, in seguito, con calma e in tutti i particolari analizzarono l’intero svolgimento
della battaglia. I partigiani, con giustizia ma aspramente rimproverarono il loro comando
per gli errori commessi e sottolinearono i coraggiosi che avevano svolto il ruolo decisivo.
In conclusione, sebbene sia possa ravvisare un giudizio critico di Vlado Vujović nei
confronti del comando partigiano (e quindi di Toso) riguardo ai fatti di Mucciafora,
tale giudizio non va comunque ad intaccare significativamente il tono celebrativo della
narrazione.
42 Questi sono i sette nomi scritti sulla lapide in ricordo delle vittime civili del rastrellamento nazifascista a
Mucciafora. L’uccisione dei sei capifamiglia è stata confermata recentemente da Angelo Bitti con il supporto
di documentazione dello Stato Maggiore dell’Esercito (cfr. A. BITTI, La guerra ai civili in Umbria (1943-
1944). Per un atlante delle stragi nazifasciste, Editoriale Umbra, Foligno 2007, p. 131, 168). Dell’uccisione
del patriota Leonardi parla Francesco Spitella nelle sue memorie (cfr. SPITELLA, Dalla ribellione della
coscienza alla resistenza armata cit., p. 97).
43 Vujović, nell’articolo, lascia intendere che i tedeschi e i fascisti erano circa 850; Toso, nel suo Diario, parla
di 1000 fra tedeschi e fascisti; Filipponi di 400 tedeschi; Spitella riferisce di tre colonne tedesche, senza
fornire indicazioni più precise. Per quanto riguarda le perdite fra i partigiani, Vujović parla di quattro caduti,
Toso di cinque, Filipponi di sei (4 slavi e 2 italiani), Spitella di nove. Cfr. LAKOVIĆ (“Toso”), Memorie di
un comandante partigiano montenegrino cit., pp.52-53; GUBITOSI, Il diario cit., p.199; SPITELLA, Dalla
ribellione della coscienza alla resistenza armata cit., p.98.

