Page 421 - Le Operazioni Interforze e Multinazionali nella Storia Militare - ACTA Tomo II
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             Terzo articolo: “Le cariche eroiche degli internazionalisti”
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             La prima parte dell’articolo è incentrata sulla vicenda del partigiano Balbo Morlupo,
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          detto  Angelo, assassinato a Pieve  Torina (MC) il 19 febbraio 1944 . L’episodio
          necessita di un approfondimento critico, in quanto Vlado Vujović travisa ampiamente
          i fatti. Innanzitutto, dall’articolo sembra di capire che Angelo Morlupo e suo fratello
          Balilla facessero parte del Battaglione Tito, mentre in realtà erano membri della Brigata
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          Garibaldi di Foligno, di cui Balilla era il commissario politico . L’episodio narrato in
          questo articolo è frutto della collaborazione temporanea fra i due gruppi, che a volte si
          trovavano ad operare nelle medesime zone. Inoltre, Vlado sostiene che Angelo aveva il
          ruolo di comandante, affermazione che non trova riscontro nella memorialistica. Infine,
          l’autore dice che Angelo venne ucciso a tradimento da un gruppo di fascisti guidati da un
          certo Guglielmo, in netto contrasto con quanto sostenuto nel 1972 (e finora mai smentito)
          da Massimo Arcamone, secondo il quale l’assassinio di Angelo Morlupo è da attribuirsi
          a elementi del variegato mondo partigiano, non ai fascisti. Queste le parole di Vujović:
                   Ma quando i primi fucili della libertà spararono in Italia, [Balilla] si unì a noi. Con lui
                entrò tra i partigiani anche il fratello minore, lo studente di ginnasio Angelo. Anche lui si
                distinse per coraggio e spirito di gruppo, così i combattenti lo scelsero come comandante.
                Purtroppo Angelo, col suo commissario Mrošević, non comandò a lungo. Un gruppo di
                fascisti, sotto il comando del famigerato Guglielmo, si introdussero con l’inganno nelle
                nostre file e uccisero nel sonno, a tradimento, il giovane Angelo.
             Questa la testimonianza di Arcamone, che parla anche della rappresaglia compiuta
          dai partigiani il giorno successivo:
                   Nella zona si era istallato un raggruppamento di partigiani che, al comando di un certo
                Pasquale, di Roma, vivevano taglieggiando e terrorizzando la popolazione. Angelo Morlupo
                che – venuto a conoscenza dei fatti si accingeva a recarsi al comando a riferirne – venne
                ucciso. Il giorno successivo, con un’azione di sorpresa diretta dal vice comandante della
                Brigata Franceschini, tutti quegli uomini furono circondati e disarmati. Sottoposti ad un
                pubblico processo di fronte alla popolazione, Pasquale e il suo braccio destro furono fucilati
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                sul posto .
             Per Vujović, invece, ci sono state due azioni di rappresaglia: la prima, compiuta lo stesso
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          giorno ai danni degli assassini di Angelo da una squadra guidata da Boro Mećikukić ; la
          44  Pubblicato sul n. 422 della rivista “Arena” di Zagabria il 24/01/1969.
          45  La Commissione Regionale Riconoscimento Partigiani dell’Umbria ha riconosciuto Balbo Morlupo quale
             partigiano appartenente, dal 22 settembre 1943 al 19 febbraio 1944, alla Brigata Garibaldi di Foligno e
             “assassinato a Pieve Torina”. AISUC, ANPI Terni, R/L, b. 2, f. 1.
          46  Cfr. L. BRUNELLI, Quando saltarono i ponti. Bevagna 1943-1944, Editoriale Umbra, Foligno 2004, p.186.
          47  M. ARCAMONE, La Brigata “Garibaldi”, in BOVINI (a cura di), L’Umbria nella Resistenza cit., vol. 2, p.
             277.
          48  Boro Mećikukić nasce a Spuž, nel comune di Danilovgrad, in Montenegro, nel 1912. Internato in Albania nel
             1941, è deportato in Italia nel 1942 nel campo di concentramento di Colfiorito. Dopo la fuga dal campo (22
             settembre 1943)  partecipa attivamente alla Resistenza in Umbria e diventa comandante della III compagnia
             del Battaglione Tito della Brigata Gramsci. Cfr. NARDELLI - KACZMAREK, Montenegrini internati a
             Campello e Colfiorito (1942-1943) cit., p.127.
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