Page 416 - Le Operazioni Interforze e Multinazionali nella Storia Militare - ACTA Tomo II
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1056 XXXIX Congresso della CommIssIone InternazIonale dI storIa mIlItare • CIHm
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direttore del carcere, Guido Melis, padre di Ernesto Melis , comandante dell’omonima
banda partigiana. Le ricostruzioni, infatti, divergono sensibilmente. Nella memorialistica
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slava si sottolinea che l’impresa venne concepita e portata a termine in assoluta
autonomia, senza alcun aiuto del direttore del carcere o di persone esterne; in quella
italiana, invece, seppure con sfumature diverse, si evidenzia il ruolo svolto da Guido Melis
nel favorire l’evasione dei prigionieri o comunque che l’impresa non venne organizzata
e gestita solo dai prigionieri slavi. Ecco le principali versioni dell’avvenimento.
Partendo dalle testimonianze degli slavi, Vujović, in questo articolo, non accenna
minimamente al direttore Melis, e anzi esalta l’astuzia e il coraggio degli slavi, che
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hanno organizzato e portato a termine da soli la fuga. Anche Toso, nelle sue memorie ,
attribuisce tutto il merito agli slavi, ma al contempo fa un accenno al direttore Melis,
sostenendo che questi non aveva avuto il coraggio di lasciarli in libertà in quanto
aspettava l’ordine da Roma. I prigionieri della Rocca, infatti, non erano degli internati,
ma dei prigionieri politici condannati dai tribunali , e dunque l’iter burocratico per la
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loro scarcerazione era più complesso.
Passando alle testimonianze degli italiani sulla questione, Otello Loreti , in un suo
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scritto degli anni ’70, sostiene invece che il direttore Guido Melis ritardò a dare l’allarme,
o meglio che telefonò subito al Procuratore di Stato e di comune accordo decisero di
tardare a comunicare il fatto alle autorità tedesche . Ernesto Melis si spinge più in là
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e afferma di aver favorito lui stesso l’evasione dei prigionieri d’accordo col padre.
19 Ernesto Melis (Napoli 1914- Genova 1976) fu capitano dei bersaglieri durante la Seconda guerra mondiale.
Dopo l’8 settembre 1943 decise di prendere la strada della montagna e di costituire una banda armata per
combattere contro i tedeschi e i fascisti. La banda Melis operò in Valnerina e nello Spoletino tra il settembre
e il novembre del 1943. Diversamente da tutte le più importanti formazioni partigiane umbre, la banda si
caratterizzò per la completa apoliticità e la rigida impostazione militare. Per approfondimenti si vedano M.
HANKE, La banda Melis, in BRUNELLI –CANALI (a cura di), L’Umbria dalla guerra alla Resistenza cit.;
e il più recente M. MARCELLINI, La banda del capitano Melis. Sulle montagne umbre dopo l’8 settembre
1943, Mursia, Milano 2013.
20 Cfr. supra, nota 12.
21 Cfr. LAKOVIĆ (“Toso”), Memorie di un comandante partigiano montenegrino cit., p.28.
22 Ad esempio, Svetozar Laković (“Toso) era stato condannato a 20 anni di reclusione dal Tribunale militare di
Guerra di Cettigne, con sentenza 18/3/42, per attentato alle forze armate italiane. ARCHIVIO DI STATO DI
PERUGIA (d’ora in poi ASP), Corte d’Appello di Perugia, Processi penali, b.22, f.157.
23 Otello Loreti, durante il fascismo, fa parte di un piccolo gruppo clandestino di comunisti di Spoleto. Dopo l’8
settembre ’43 confluisce con altri giovani antifascisti alla Vallocchia (Spoleto), ma decide di non aggregarsi
alla banda Melis. Si trasferisce a Raischio, nei pressi di Castelmonte, dove accoglie alcuni slavi evasi dalla
Rocca di Spoleto (tra cui Toso) e li guida a Gavelli dal capitano Melis. Dopo lo scioglimento della banda
Melis Loreti entra in contatto con la formazione di Filipponi e Toso, con cui collabora attivamente. Nei giorni
che precedono la liberazione di Spoleto dà il suo contributo alla costituzione del CLN spoletino. Cfr. SANTI,
La Resistenza a Spoleto e in Valnerina cit., p.201.
24 ARCHIVIO STORICO DELL’ISTITUTO PER LA STORIA DELL’UMBRIA CONTEMPORANEA (d’ora
in poi AISUC), ANPI Terni, Resistenza/Liberazione (d’ora in poi R/L), b.8, f.8, sf. b, c.5.
25 La posizione di Ernesto Melis è ampiamente documentata. Si veda, ad esempio, E. MELIS, Diario del periodo
partigiano, in S. PETRILLO – M. HANKE, Spoleto 1943. Ricordi, testimonianze e documenti, Edizioni
dell’Accademia spoletina, Spoleto 1984, p. 93.

