Page 419 - Le Operazioni Interforze e Multinazionali nella Storia Militare - ACTA Tomo II
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          creatisi fra slavi e italiani contro il nemico comune, il nazifascismo, collaborazione che
          si concretizzerà entro pochi mesi con la nascita della Brigata Gramsci, di cui Toso sarà
          comandante militare e Filipponi commissario politico.


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          Secondo articolo: “Dieci contro uno nella notte gelida”
             In questo articolo si raccontano due episodi distinti avvenuti nel primo periodo. In
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          particolare si dà molto risalto al secondo episodio, cioè alla strage di Mucciafora  del
          30 novembre 1943.
             Il primo evento narrato non trova riscontro nella memorialistica, né slava né italiana.
          Vujović racconta dell’eroico Ivan Gobec, che, grazie al suo coraggio, alla sua prontezza
          e alla sua preparazione atletica, riesce a sfuggire a un agguato dei tedeschi.  Gobec viene
          tuttavia ferito ad una gamba. I compagni, in mancanza di medicinali, cercano di pulirgli
          le ferite infette con garze di fortuna. L’eroico Gobec sopporta stoicamente il dolore
          senza lamentarsi. Successivamente Vujović evidenzia che i partigiani slavi riportano
          altre vittorie sui tedeschi e sui fascisti. Non solo: si sottolinea il fatto che la formazione
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          slava collabora già attivamente con quella comunista guidata da Filipponi  e con altre
          brigate umbro-marchigiane.
             Per quanto riguarda la strage di Mucciafora, essa fu la prima brutale azione di
          repressione antipartigiana compiuta da militari tedeschi in Valnerina con il supporto
          dei fascisti. In questo paesino di montagna, dopo lo scioglimento della banda Melis,
          avvenuto il 3 novembre, si erano rifugiati i circa 70 partigiani slavi guidati da Toso, a
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          cui si erano uniti alcuni italiani (come ad esempio Francesco Spitella ). All’alba del
          30 novembre 1943 il paese fu accerchiato da contingenti tedeschi e fascisti. Lo scontro
          si protrasse per tutta la mattinata e ci furono perdite da entrambe le parti. I partigiani,
          alla fine, riuscirono a rompere l’accerchiamento e a fuggire. I tedeschi e i fascisti, per
          rappresaglia, uccisero il patriota (cioè collaboratore non armato dei partigiani) Alessandro
          Leonardi e sei capifamiglia: Ilario Ergasti, Giuseppe Flammini, Sante Benedetti, Pietro



          38  Pubblicato sul n. 421 della rivista “Arena” di Zagabria il 17/01/1969.
          39   Mucciafora è un paesino del Comune di Poggiodomo, in Valnerina, situato a circa 1000 metri s.l.m.
          40    Come  si  evince  dall’articolo,  l’azione  coraggiosa  di  Gobec  appartiene  a  una  delle  prima  azioni  armate
             del  gruppo  slavo  di Toso  (il  Battaglione Tito).  Siamo  quindi  a  fine  ottobre  o  ai  primi  di  novembre  del
             ’43. Il fatto che Vujović parli già della collaborazione con Filipponi è coerente con quanto da lui stesso
             affermato nell’articolo precedente, ma è in forte contrasto con quanto affermato da Toso, secondo il quale
             la collaborazione con Filipponi e con il PCI venne avviata ai primi di dicembre del ’43 per il tramite di
             un fotografo di Cascia, Paride Magrelli. Cfr. LAKOVIĆ (“Toso”), Memorie di un comandante partigiano
             montenegrino cit., p.61.
          41  Francesco Spitella, nato a Spoleto nel 1923, è stato uno fra i primi a salire sulle montagne della Valnerina e
             a dare vita alla Resistenza. Arrestato il 19 ottobre, il 26 novembre fugge dal carcere della Rocca di Spoleto e
             si unisce, con 13 compagni, al Battaglione Tito, guidato da Svetozar Laković (Toso). Partecipa alla battaglia
             di Mucciafora. Viene di nuovo arrestato il 19 gennaio 1944 a Pompagnano. Il 23 febbraio viene trasferito a
             Perugia per essere fucilato, su ordine del capo della provincia Armando Rocchi; si salva all’ultimo momento
             grazie all’iniziativa di Otello Loreti. Il 13 giugno 1944 evade di nuovo. E’ stato decorato con la croce di
             guerra al valore militare, col grado di Comandante di Squadra. Cfr. F. SPITELLA, Dalla ribellione della
             coscienza alla resistenza armata. Memorie di un partigiano, Edizioni Era Nuova, Ellera Umbra (Pg) 2006.
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