Page 426 - Le Operazioni Interforze e Multinazionali nella Storia Militare - ACTA Tomo II
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1066 XXXIX Congresso della CommIssIone InternazIonale dI storIa mIlItare • CIHm
al centro alcune figure eroiche (in particolare il croato Ivan Gobec e il montenegrino
Boro Mećikukić), che incarnano tali caratteri, posti a fondamento dell’unità del popolo
jugoslavo. In particolare: il coraggio, la tenacia, l’amore per la libertà, lo spirito di
sacrificio, l’eccezionale resistenza fisica, la solidarietà, il senso di giustizia. L’ideologia
comunista si sovrappone a questi fattori, rinforzandoli, e conferisce all’azione politico-
militare degli jugoslavi uno slancio internazionalista. Di qui lo spirito di collaborazione
fra jugoslavi e italiani di cui fa spesso menzione Vujović nei suoi articoli.
La lotta contro il nazifascismo diviene così il mito fondativo della “Seconda
Jugoslavia”, quella comunista di Tito; una lotta che ha permesso agli jugoslavi di
riscoprire i loro valori comuni e che, nelle speranze di Vujović, consentirà loro di
superare le frammentazioni etnico-politico-religiose che avevano caratterizzato la
“Prima Jugoslavia”, quella nata sulle ceneri del primo conflitto mondiale. Questo è il
messaggio di fondo, e l’auspicio, di Vlado Vujović, in un momento, il 1969, in cui
stavano riaffiorando i particolarismi e le spinte centrifughe all’interno della Federazione
jugoslava, in Croazia in particolare.
L’atteggiamento del montenegrino Vlado Vujović si può in parte spiegare tenendo
presente la situazione del Montenegro, suo paese d’origine, sotto il regime di Tito. Ecco
cosa scrive a proposito Antun Sbutega, ambasciatore della Repubblica del Montenegro
presso la Santa Sede dal 2007:
[…] con la Jugoslavia di Tito il Montenegro diventò la più piccola repubblica federale,
con diritto all’autodeterminazione. Fu anche riconosciuta l’esistenza di una nazione
montenegrina, distinta da quella serba. Grazie ai fondi federali, il paese visse una notevole
trasformazione e una fase di sviluppo. Di conseguenza, i montenegrini aderirono al progetto
jugoslavo e al comunismo titino con più convinzione degli altri popoli jugoslavi.
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E’ opportuno fare un’ ultima considerazione a proposito delle modalità narrative
utilizzate da Vujović per costruire il suo racconto. Il tono epico conferito alla narrazione
può indurre a ipotizzare che l’autore, più o meno consapevolmente, si sia ispirato alla
tradizione letteraria montenegrina, in particolare all’opera di Petar II Petrović Njegos,
vladika, ossia “principe-vescovo”, del Montenegro dal 1831 al 1851. Il suo capolavoro
è il poema epico “Il serto della montagna”, la prima opera importante delle letteratura
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serba e montenegrina . In esso Njegos, rifacendosi alla tradizione orale dei canti
eroici, descrive una strage di montenegrini islamizzati avvenuta, secondo la tradizione,
all’inizio del XVIII secolo. Questo evento è probabilmente un mito, perché non vi sono
prove che sia mai avvenuto. Comunque sia, attraverso di esso il poeta glorifica la lotta
dei montenegrini contro gli ottomani. Per Njegos, i montenegrini sono i più eroici tra i
serbi, gli unici che non si sono rassegnati dopo la sconfitta del Kosovo (battaglia della
Piana dei Merli, 1389), ma si sono rifugiati nelle montagne continuando la lotta in nome
della libertà e della difesa del cristianesimo; differentemente dai serbi che, prima di
essere definitivamente conquistati nel 1459, sono stati per 70 anni fedeli vassalli del
61 A. SBUTEGA, Storia del Montenegro. Dalle origini ai giorni nostri, Rubbettino, Soverìa Mannelli 2006,
pp.7- 8.
62 Cfr. Ivi, pp. 260-268.

