Page 425 - Le Operazioni Interforze e Multinazionali nella Storia Militare - ACTA Tomo II
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                per considerarsi come accampati in un territorio nemico, da sfruttare e da vigilare con il
                terrore. 58
             Più avanti la sua critica si faceva ancora più serrata:
                   Comunisti  indubbiamente  quasi tutti  gli  slavi,  per l’educazione  già  da lungo tempo
                ricevuta nel loro paese, d’un comunismo primitivo, incomprensibile a noi stessi e forse
                anche agli stessi russi al punto cui ora sono giunti, fatto d’affermazioni estreme d’altruismo
                e nel tempo stesso di mancanza d’ogni rispetto per la vita propria e l’altrui, capaci di uccidere
                in ogni occasione a sangue freddo senza la dubbiosa consapevolezza che è nell’uomo. 59
             Per comprendere l’impostazione degli articoli di Vlado Vujović, occorre considerare
          sia il destinatario delle sue memorie che il contesto storico e politico nel quale l’autore
          era  inserito.  Vujović  non  si  rivolge  a  un  pubblico  italiano,  bensì  jugoslavo,  più
          precisamente croato. E pubblica i suoi articoli nel 1969, in un periodo cioè in cui si
          stavano manifestando sempre più chiaramente spinte centrifughe, di stampo nazionalista,
          all’interno della complessa realtà della Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia;
          spinte che deflagreranno dopo la morte di Tito (avvenuta nel 1980) e che porteranno alla
          dissoluzione della Federazione jugoslava all’inizio degli anni ’90.
             A ciò si aggiunga che negli anni ’60 la Croazia, grazie all’attività turistica e alla
          produttività delle iniziative industriali, era divenuta una delle repubbliche più prospere
          della Jugoslavia; tuttavia, le ingenti rimesse dovute al governo centrale e la mancanza
          di  investimenti  erano  fonte  di  malumore. Alla  fine  degli  anni  sessanta    nacque  un
          movimento riformista, chiamato “Primavera croata”, fondato da alcuni intellettuali, che
          rivendicava una serie di riforme ed una maggiore autonomia culturale, economica e
          politica della Croazia, senza tuttavia criticare o mettere in discussione l’autorità di Tito,
          di cui anzi si cercava l’appoggio. Le gerarchie militari e i servizi segreti, a fronte di un
          atteggiamento distaccato delle gerarchie di partito, fecero pressione per un intervento
          diretto  contro  quella  che  era  vista  come  una minaccia  per l’unità  della  Jugoslavia.
          Il 29 novembre 1971 Tito fece dimettere l’intera guida del partito comunista croato
          sostituendola con persone più fedeli alla linea politica unitaria e interrompendo di fatto
          il processo di liberalizzazione .
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             Sulla base di queste considerazioni, appare chiaro che le memorie di Vlado Vujović,
          pubblicate nella capitale croata, esaltano, e intendono salvaguardare, l’unità di fondo del
          popolo jugoslavo al di là delle differenze nazionali e contro ogni deriva nazionalistica;
          un’unità assicurata non solo dal collante ideologico del comunismo, nella forma particolare
          conferitagli da Tito all’inizio degli anni ’50, ma anche da una serie di caratteri, propri
          dell’ethnos degli slavi del Sud, preesistenti al comunismo stesso. Ciò lo si può dedurre
          osservando il tono epico che Vujović conferisce al suo racconto. Egli infatti narra le
          gesta eroiche condotte sul suolo italiano dagli jugoslavi contro il nazifascismo, mettendo
          58  R. BATTAGLIA, Un uomo, un partigiano, Il Mulino, Bologna 2004 (1ª ed. 1945), p. 119.
          59  Ivi, p.120.
          60  Per un approfondimento della storia della Jugoslavia in generale e della storia della Federazione jugoslava
             di Tito in particolare, si vedano J. KRULIC, Storia della Jugoslavia. Dal 1945 ai nostri giorni, Bompiani,
             Milano 1997; e L. BERTUCCELLI - M. ORLIĆ (a cura di), Una storia balcanica. Fascismo, comunismo e
             nazionalismo nella Jugoslavia del Novecento, Ombre Corte, Verona 2008.
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