Page 145 - Atti 2014 - La neutralità 1914-1915. la situazione diplomatica socio-politica economica e militare italiana
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“tagliato i ponti” , nel senso che non intendeva discutere accordi che implicasse-
ro alcuna cessione immediata di territori all’alleata.
I contatti successivi tra Roma e Vienna ebbero ben poca rilevanza politica.
Anche perché il governo italiano era ormai determinato a concludere la trattativa
conclusiva con l’Intesa. Il passo che il nuovo ministro degli Esteri asburgico, Bu-
rian, fece, il 27 marzo 1915, accettando, in termini generali, la cessione del Trenti-
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no risultò dunque ormai tardivo . Sia Sonnino che Salandra, infatti, si mostraro-
no assai perplessi sul suo contenuto in quanto il capo della diplomazia asburgica
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era rimasto “fermissimo” nel rifiutare all’Italia il trasferimento immediato del
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territorio in questione. Ma soprattutto perché esso arrivava sul tavolo della Con-
sulta quando il negoziato con l’Intesa era da considerarsi già ben avviato .
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Il 16 febbraio 1915 Sonnino trasmise all’ambasciatore Imperiali il testo delle
“condizioni generali” -pur chiedendo ancora di non fare ancora alcuna comuni-
cazione a Grey- la cui accettazione avrebbe consentito all’Italia di entrare nel
conflitto “non più tardi della fine di Aprile”. Il ministro degli Esteri sottolineava la
peculiarità di questa iniziativa. Innanzitutto l’Italia non era stata aggredita da alcu-
no e, dunque, “nulla la costringe[va] a entrare in campo”; e poi si sarebbe trovata
in una coalizione –come già aveva osservato il suo predecessore- con potenze con
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“interessi e ideali politici diversi e in parte perfino opposti ai nostri” .
Le clausole della proposta corrispondevano a un approfondimento di ciò che
era stato preparato da San Giuliano poco prima della sua morte. “L’aggiunta prin-
cipale [era] costituita dalla Dalmazia” di cui si rivendicava la quasi totale an-
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nessione. Questo “allargamento” era sì fondato su “ragioni storiche e nazionali”;
ma aveva anche “una base precipua” sulla necessità di creare “una situazione ma-
rittima sicura nell’Adriatico” per sottrarre l’Italia alla sua storica “inferiorità”
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strategica nei confronti dell’Austria. Inoltre, con la prevista sovranità su Valona,
insieme al protettorato su un piccolo Stato albanese, quel mare si sarebbe pratica-
mente trasformato in un “lago italiano”. All’ambasciata di Londra, dove Imperia-
li, da tempo, come sappiamo, spingeva per l’intervento a fianco dell’Intesa, si ma-
156 Martini, op.cit., p.327, annotazione del 16 febbraio 1915.
157 Sulle origini di questa offerta cfr. Monticone, op.cit., pp.261-279.
158 Avarna a Sonnino, 27 marzo 1915; Salandra a Sonnino, 29 marzo 1915; Sonnino a Salandra 29
marzo 1915, DDI, serie V, vol. III, dd.208, 211, 212.
159 Pastorelli, La politica estera…, cit., p.71. V. anche A. Salandra, L’intervento…, cit., pp.75-145.
160 Sonnino a Imperiali, Tittoni e Carlotti, 29 marzo 1915, DDI, serie V, vol.III, d.213.
161 Sonnino a Imperiali, 16 febbraio 1955, DDI, s. V, vol. II, d.816.
162 Sonnino a Imperiali, 12 marzo 1915, ivi, vol.III, d.86. V. anche Sonnino, Diario…, cit., p. 54,
annotazione del 27 dicembre 1914; Salandra, L’Intervento…, cit., p.191.
163 Sonnino a Tittoni, Imperiali e Carlotti, 20 marzo 1915, ivi, d.152.
164 Sonnino a Tittoni, Imperiali e Carlotti, 21 marzo 1915, ivi, d.164. Su questo v. anche Monzali,
op.cit., pp.289-291.

