Page 180 - Atti 2014 - La neutralità 1914-1915. la situazione diplomatica socio-politica economica e militare italiana
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             italiane trovavano un punto di incontro.
                Agli studi sull’elettromagnetismo e la propagazione dell’elettricità la scienza
             italiana aveva infatti dato un grande contributo nell’ultima parte dell’Ottocento.
             Erede della tradizione di Volta e Galvani, la ricerca italiana in questo campo era,
             come al solito, rimasta appannaggio dell’inventiva dei singoli e fortemente legata
             agli studi matematici in cui, come si è detto, l’Italia eccelleva.
                Fu appunto un ragazzo giovanissimo, studioso di fisica, Enrico Pacinotti, che
             nel tentativo di costruire un misuratore di corrente elettrica, trovò il sistema per
             risolvere l’altro grande problema della fisica del tempo: la generazione dell’ener-
             gia a partire dal fenomeno elettrico. Il famoso “anello di Pacinotti”, primo esem-
             pio di generatore e convertitore elettrico, rimase tuttavia solo un marchingegno
             artigianale, che il francese Gramme migliorò nel 1870 facendone una macchina
             industriale.
                Tale macchina tuttavia aveva il limite di non potersi avviare da sé, limite che
             un allievo di Pacinotti, Galileo Ferraris, risolse a sua volta pochi anni dopo con
             l’invenzione del motore a campo magnetico rotante. Ancora una volta l’inventore
             non comprese, l’importanza della scoperta, che invece pochi mesi dopo fu brevet-
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             tata dal Tesla, alle cui spalle c’era però il colosso Westinghouse .
                Ferraris che non aveva capito le implicazioni della propria opera, fu però ge-
             niale nel comprendere come un’invenzione altrui, il “trasformatore” di Gaulard,
             potesse essere applicato al meccanismo di Tesla,  trasformando l’energia in un
             flusso condotto da un vettore, il cavo metallico, fino ad un riconvertitore.
                Le scoperte di Ferraris risvegliarono in Italia l’interesse, anche politico, per le
             applicazioni dell’elettricità all’economia. L’energia poteva essere ora convertita
             in elettricità e questa di nuovo in energia, cosa che rendeva possibile sfruttare
             l’altra grande risorsa del suolo italiano: i corsi d’acqua.
                Fu un allievo del politecnico di Milano, Giuseppe Colombo, ad inaugurare la
             prima centrale idroelettrica italiana, quella di S. Rutegonda, capofila di una lunga
             serie di centrali che in breve sorsero in tutta l’Italia settentrionale e centrale.
                L’energia prodotta dalla dinamo ad acqua, condotta dai cavi giungeva ora alle
             città, ne consentiva l’illuminazione, eliminando i pericolosi lampioni a gas che
             regolarmente provocavano l’incendio di case e teatri, muoveva i telai degli stabi-
             limenti tessili, fino ad allora a vapore, e tutto lasciva intendere che a breve avrebbe
             anche prodotto il calore necessario a fondere il metallo, svincolando l’Italia dal
             ricatto del carbone estero.
                I capitali italiani, immobilizzati nella terra, furono investiti sull’onda dell’en-
             tusiasmo nella nuova avventura industriale, ed anche capitali tedeschi, auspice un



             8   A. Carugo, F. Mondella, Lo sviluppo delle scienze e delle tecniche in Italia dalla metà del XIX
                 secolo alla Prima guerra Mondiale; in: AA. VV., Nuove questioni di storia del Risorgimento e
                 dell’Unità d’italia, p. 452-453.
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