Page 337 - Le donne nel primo conflitto mondiale - Dalle linee avanzate al fronte interno: La grande guerra delle italiane - Atti 25-26 novembre 2015
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IV Sessione: IL MERITO E L’EMANCIPAZIONE LAVORATIVA 337
viltà», che sostenevano che «l’irredentismo è un’utopia, morto per sempre, spento
nelle dolcezze che il buon pastore delle impiccagioni distribuiva ai sudditi non tede-
schi di razza».
A quegli «austricanti fanatici», che, oltre a essere favorevoli alla dominazione au-
striaca, consideravano l’Imperatore Francesco Giuseppe un «padre», ricordava che
le esecuzioni capitali da lui fatte eseguire, per reati politici nell’ultimo anno, erano
state 3291. Di cui solo a Trento 330, poco meno di una al giorno. «Ciò – commen-
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tava la Franchi nell’articolo pubblicato su Il Secolo, “La statistica della forca” – ha
permesso al boia di santificare le feste maggiori…». Trieste ne ebbe invece 118,
Fiume 60, l’Istria 90, e la Dalmazia 108. Le altre condanne a morte furono eseguite
nelle province della Bucovina, della Moravia, della Bosnia-Erzegovina.
Ed ancora, sempre a proposito della statistica sulle esecuzioni effettuate negli
anni di dominazione austriaca, affermava: «É spaventosa, ma la verità è che l’irre-
dentismo è più vivo di prima, vivo come lo è sempre stato nelle nostre province che
squassarono tante volte le catene dei barbari arciduchi».
«Nel 1848, ad esempio – scrive la Franchi ne “La statistica della forca” – quando
a Trento e a Trieste apparve chiaro il tradimento di un illegale connubio perpetrato
dall’Austria per amalgamare le province italiane alla Confederazione germanica, la
ribellione irredenta scoppiò violenta ma la reazione fu purtroppo ancora più terribile,
implacabile. Come quella d’oggi, quando quarantamila trentini dichiararono con la
loro firma la loro italianità». «Ma l’irredentismo – fa notare la giornalista – nonostante
le dure repressioni non fu mai sconfitto. Tanti sono gli episodi di ribellione. Infatti,
quando morì il conte Cavour gli studenti di Gorizia andarono a scuola vestiti a lutto,
mentre quando si festeggiò il centenario di Dante, affissero nelle vie un manifesto nel
quale erano scritte queste parole: ‘Gorizia – cui l’odiato austriaco, se incatena il corpo,
non imprigiona l’anima – oggi col cuore e col pensiero è tutta a Firenze …’».
Quando invece fu giustiziato Guglielmo Oberdan, ricorda ancora la Franchi, Gio-
suè Carducci scrisse: «Guglielmo Oberdan fu impiccato. Ciò è austriacamente natu-
rale». Un’affermazione a cui la scrittrice, nella parte finale dell’articolo, così replicava:
«É austriacamente naturale che la statistica della forca si ‘chiuda’ solamente per le
province di lingua italiana».
15 Articolo pubblicato da Il Secolo di Milano, nel gennaio 1916.
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