Page 340 - Le donne nel primo conflitto mondiale - Dalle linee avanzate al fronte interno: La grande guerra delle italiane - Atti 25-26 novembre 2015
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LE DONNE NEL PRIMO CONFLITTO MONDIALE 340
I figli e la guerra: la divisa grigio verde
«E poi la guerra venne per noi guerra di onore, di rivendicazioni nazionali, guerra
di razza per essere più giusti, per loro guerra di conquista, quali lo furono le prime
guerre degli invasori». 19
«Il 23 maggio – scrive la Franchi ne La mia vita – il Duca Avarna comunica a S. E.
il Ministro Austro Ungarico, la dichiarazione di guerra: il 24 maggio si spara il primo
colpo di fucile. Giolitti, indifferente alle proteste della piazza, aveva ceduto di fronte
alle promesse di Stati Uniti, Francia e Inghilterra, che garantivano all’Italia la restitu-
zione di tutte le terre irredente». 20
Fin dall’inizio dell’ostilità Anna Franchi si dedica all’assistenza dei soldati al fronte,
alle mogli, alle madri, ai figli dei combattenti, alle vedove, con molteplici iniziative. In
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Italia non esisteva infatti ancora nessuna forma di welfare, di protezione per le fasce
deboli della popolazione. Il sistema di aiuti nasceva quindi dal basso, dalle reti che si
creavano sul territorio. Proprio per questo costituì il Comitato Femminile di Soccorso.
Il primo impegno fu la raccolta di siero antitetanico che veniva distribuito ai solda-
ti lombardi in partenza o spedito, ogni giorno, in grandi quantità al fronte. Per l’acqui-
sto del siero Anna, aiutata da un piccolo gruppo di donne aveva aperto una bottega a
Milano, nella Galleria Vittorio Emanuele II, «che fruttava bene». Gli oggetti in vendita
erano forniti dall’amico Oreste Franzi e da una contessa, C.E.
Il giornalista Silvio Biscaro, un caro amico di Anna Franchi, così commentò la lo-
devole iniziativa: «Migliaia e migliaia di fialette di siero spediscono quotidianamente al
fronte. Di giorno e di notte il Centro di raccolta è meta dei donatori. Così ai soldati è as-
sicurata la prima assistenza farmaceutica che per questi tempi è una delle più importanti».
Sempre per iniziativa della Franchi, nello stesso anno, furono istituite le Cucine
Materne, allo scopo di offrire gratuitamente un cibo sano ed abbondante alle donne
che allattavano e specialmente a quelle che avevano il marito in guerra e languivano
nella più squallida miseria. Le Cucine Materne, che Anna Franchi definiva «un nido
di benessere», ebbero vita florida per molti anni «fino a quando il fascismo non si
appropriò dell’iniziativa».
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19 Biblioteca Labronica F. D. Guerrazzi, Livorno (da ora BLL), Fondo Anna Franchi, Quaderno
B/12, inserto n. 1, A. Franchi, Condoglianze tedesche, Il Secolo di Milano, 24 settembre 1915.
20 Franchi A., La mia vita, cit., p. 294.
21 La prima forma di welfare in Italia risale alla fine del 1917, quando il governo istituì il Comitato
generale per l’assistenza civile e la propaganda interna.
22 Franchi A., Cose d’ieri dette alle donne d’oggi, Hoepli, Milano, 1946, p. 163.
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