Page 342 - Le donne nel primo conflitto mondiale - Dalle linee avanzate al fronte interno: La grande guerra delle italiane - Atti 25-26 novembre 2015
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LE DONNE NEL PRIMO CONFLITTO MONDIALE                                      342


          ancora: «Ho intrapreso un lavoro di non lieve importanza. É una lunghissima galleria
          nella roccia, alla quale faccio lavorare i miei uomini, dalle 7 del mattino fino a mezza-
          notte. Servirà a dare una certa sicurezza ai miei soldati. Mi vogliono tanto bene. Il mio
          attendente si è dimostrato di una rara valentia nel crearmi tante piccole comodità». 26
             Ma Anna, durante le visite negli ospedali, percepiva perfettamente ciò che acca-
          deva al fronte. Per questo era preoccupata. Dalle trincee non arrivavano solo feriti da
          armi da fuoco ma anche tanti soldati con i piedi «attaccati alle scarpe, congelati perché
          le suole erano state fatte in economia».
             Inoltre, dinnanzi alle preoccupanti notizie riportate dai giornali, la popolazione
          si mostrava sempre più turbata. Troppi soldati avevano già perso la vita, quanti altri
          ancora non sarebbero più tornati a casa? Si cominciava a sperare in trattative di pace.
             L’annuncio della morte dell’amico Cesare Battisti, il 12 luglio 1916, fu per lei pe-
          noso. «Per noi italiani rappresentava, personificava l’irredentismo». Lo aveva salutato
          poco prima di partire per le Alpi trentine, quando era passato all’Associazione lom-
          barda dei giornalisti per salutarla. Stringendogli la mano Anna le aveva detto: «Arrive-
          derci al Parlamento italiano». «Speriamo», rispose.
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             Il 17 agosto 1916, la presa di Gorizia  risollevò il morale degli italiani. La vittoria
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          aveva reso Gino  ancora più insofferente. Desiderava partire per il fronte. Fu arruolato
          alla fine di agosto e destinato ad un ufficio amministrativo dell’Esercito. Ma Gino, che
          era cresciuto negli ideali mazziniani della madre, rifiutò l’incarico. Voleva andare al fronte.
          Combattere per la libertà e per la difesa della civiltà latina dai barbari. Sacrificare la propria
          vita, qualora fosse stato necessario, per rendere la Patria gloriosa tra le nazioni gloriose.
             «Il mio ragazzo – ricorda la scrittrice – era partito allegramente, con fiducia nella
          sua buona stella, senza una debolezza». Diceva che come artista – Gino era un pittore
          – non poteva mancare di farsi un’idea della guerra.
             Nel novembre del 1916 è in trincea, fa freddo, i piedi affondano nella neve e nel
          fango, ma nonostante le difficili condizioni di vita, al limite della sopravvivenza, si
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          tiene informato su quanto accade in Europa. Scrive alla fine del mese alla madre:
          26   Ivi, p. 300.
          27  Franchi A., La mia vita, cit., p. 298.
          28  La sesta battaglia dell’Isonzo fu combattuta dal 4 al 17 agosto 1916.
          29  Anna aveva tre figli. Cesare, non partecipò al conflitto perché emigrato in Svizzera. «Viveva con la
             famiglia a Berna, dove lavorava come ingegnere in una fabbrica di armi». A. Franchi, La mia vita,
             cit., p. 295.
          30  BLL, Fondo Anna Franchi, Quaderno B/19. Il carteggio è composto da 62 lettere, oltre a numerose
             cartoline, scritte da Gino Martini tra agosto 1916 e il 30 agosto 1917, e da 12 lettere di Anna Franchi.







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