Page 346 - Le donne nel primo conflitto mondiale - Dalle linee avanzate al fronte interno: La grande guerra delle italiane - Atti 25-26 novembre 2015
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LE DONNE NEL PRIMO CONFLITTO MONDIALE                                      346


          ziana madre di lui. O Rosina,  che «aveva sul viso un raggio di felicità. Suo marito
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          ritornava; lo mandavano in un ospedale di Milano. La ferita era cattiva. Bisognava
          tagliargli la gamba. Che importava se rimaneva invalido: purché ritorni!».
             Alle vicende di giovani vedove, di madri, di fidanzate che avevano visto sva-
          nire in un attimo tutti i loro sogni, ai racconti di soldati rimasti gravemente feriti
          o  mutilati,  alterna  i  commenti  dei  frequentatori  della  sala  di  lettura  del  Circolo
          della Stampa di Milano, sull’andamento del conflitto. Questo escamotage, questo
          metodo di scrittura, le permette di inserire nel racconto il contesto storico, come
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          quando una mattina la discordanza di opinioni sulla caduta della Romania,  che era
          intervenuta nel conflitto a fianco dell’Alleanza, aveva reso il dibattito nel Circolo
          particolarmente animato. Le discussioni passavano dall’ironia all’incredulità, dal di-
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          sprezzo allo scoramento. Turri,  un giovane che era stato escluso dal servizio mi-
          litare per una piccola malformazione fisica, quella mattina alla notizia della caduta
          di Bucarest, fuori di sé, pieno di collera, aveva sfogato tutta la sua rabbia contro i
          tedeschi: «Mondo crudele! Ma son dunque forti questi maledetti?».  Nella sala, fra i
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          presenti, racconta la Franchi, vi era anche Baselli, un vecchio capitano in pensione,
          che «dopo essere rimasto per qualche istante in silenzio, preso dall’ebbrezza gridò
          anche lui delle minacce scomposte. Zambaldi che se ne stava invece in disparte a
          leggere un giornale, sbuffava perché non riusciva ad isolarsi completamente, ed
          ogni  tanto  urlava:  ‘La  finite  pazzi!’.  Valenti,  che  evitava  di  intervenire  perché  si
          gridava troppo, rideva divertito mentre si scaldava la schiena davanti ad una stufa».
             Il finale de Il figlio alla guerra, ovviamente, non rispecchia la realtà dei fatti. «Era not-
          te… Il campanello squillò! Sembrava un suono di campana forte, lugubre». «… Il picco-
          lo piego  giallo mi bruciava nelle mani. Il tremito era tale che non riuscivo ad aprirlo». 45
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          La morte di Gino

             Nel mese di giugno del 1917, mentre l’ultimo lavoro della scrittrice, Il figlio alla


          40  Ivi, p. 272.
          41  La Romania era entrata in guerra a fianco degli Alleati contro le Potenze Centrali il 17 agosto 1916.
             Dopo numerose sconfitte, e l’avanzata tedesca in territorio romeno, il 9 dicembre 1917 firmò
             l’armistizio.
          42  Del Turri e degli altri frequentatori della sala di lettura non riporta mai il nome.
          43  Franchi A., Il figlio alla guerra, cit., p. 272.
          44  Telegramma.
          45  Franchi A., Il figlio alla guerra, cit., p. 305.







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