Page 351 - Le donne nel primo conflitto mondiale - Dalle linee avanzate al fronte interno: La grande guerra delle italiane - Atti 25-26 novembre 2015
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IV Sessione: IL MERITO E L’EMANCIPAZIONE LAVORATIVA                        351


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          l’onore della Patria!».
             La grande abilità oratoria della Franchi, che riusciva a fare presa anche su coloro
          che non volevano, non credevano nella guerra, era tenuta tra l’altro in grande conside-
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          razione anche dai comandi dell’Esercito.  A tal punto che dopo la battaglia di Capo-
          retto le fu richiesto di recarsi al fronte per incoraggiare i soldati a resistere all’avanzata
          dell’Esercito austriaco. Ed inoltre di incitare la popolazione locale a non abbandonare
          le proprie terre, perché presto «i valorosi soldati italiani avrebbero respinto il nemico».
             Al riguardo è interessante porre l’attenzione su due particolari: il primo che le fu
          concessa la possibilità di viaggiare in automobile, con autista messo a disposizione
          dall’Esercito, per recarsi nei campi di battaglia. Il secondo, che per dare maggiore
          forza ai suoi discorsi, ed avere un maggiore impatto emotivo sui soldati – a parlare era
          una donna! – Anna Franchi indossava sempre un cappotto militare.
             A chiederle di collaborare con le Forze Armate italiane fu l’amico Innocenzo
          Cappa, ufficiale al Ministero della Guerra, incaricato di gestire la propaganda presso i
          soldati al fronte, e in questa veste, anche fra le truppe francesi ed inglesi. 62
             Durante un giro di propaganda, accompagnata da alcuni mutilati, la Franchi ricor-
          se ancora una volta al cappotto militare. Giunta nei pressi di un posto di blocco, si ac-
          corse infatti di essersi dimenticata il permesso. «M’infilai un cappotto da Tenente, mi
          misi il cappello militare, calato sul viso. La pietà pei mutilati fece il resto. Passammo». 63
             Nel frattempo continuava le ricerche del corpo del figlio. Rivide ancora una volta


          60  Il contenuto del manifesto fu riproposto da Anna Franchi anche all’interno dell’articolo “Salvate
             l’Italia, o soldati d’Italia”, pubblicato su Il Tirreno di Livorno nel novembre del 1917. In testa si
             legge una nota del direttore del giornale: «Anna Franchi, la commossa e ardente scrittrice che ha
             perduto un figlio in guerra e che ne ha un altro in prima linea, la schietta e vigorosa autrice de Il
             figlio alla guerra, ci manda questa bellissima invocazione». BLL, Fondo Anna Franchi, Quaderno
             B/12, inserto n. 1. E nella Gazzetta di Mantova, nell’articolo “Le madri dei caduti ai soldati d’Italia” nel
             novembre 1917. BLL, Fondo Anna Franchi, Quaderno B/12, inserto n. 4.
          61   «- Per delegazione del Ministero delle Armi e Munizioni -. Il Prefetto della Provincia di Milano
             veduto il D.L. 9 settembre 1917 n. 1542, autorizza la Signora Anna Franchi a prendere posto nella
             automobile n. 385689, la quale, nel giorno 10 corrente, partendo e ritornando a Milano, compirà
             un giro in alcuni Comuni delle Province di Novara e Como per trasportare propagandisti per il
             prestito nazionale. - Milano, 9 marzo 1918 -».
          62   All’indomani della rivoluzione russa, durante il governo Kerenskij, Cappa fece parte di una de-
             legazione dell’Intesa composta da francesi, inglesi, belgi e italiani inviata a Mosca. Di questa mis-
             sione vi sono accenni negli articoli che Cappa pubblicò per Il Mondo. Gino ne parla in una lettera
             del maggio 1917 inviata alla madre: «Mi scrivi che l’On. Cappa va in Russia? Che ci va a fare?».
             Comunque poco sappiamo sui contatti avuti dalla delegazione e sul suo esito.
          63  Franchi A., La mia vita, cit., p. 346.







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