Page 344 - Le donne nel primo conflitto mondiale - Dalle linee avanzate al fronte interno: La grande guerra delle italiane - Atti 25-26 novembre 2015
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LE DONNE NEL PRIMO CONFLITTO MONDIALE                                      344


          re preferenze, né è facile capire per quale delle due razze propende la loro ansietà di
          vittoria. Il governo ha diffuso ordini precisi. Sarà severamente punito colui che pub-
          blicamente dimostrerà un’opinione troppo vivace per qualsiasi tra gli Stati belligeranti.
          In Svizzera, fra l’altro, sono molti i prigionieri mandati qui per essere curati: inglesi,
          francesi e anche tedeschi, specialmente in alcune città».
             Al ritorno in Italia confessa di non aver provato un senso di pace assoluta: «Mi
          sono recata in un Paese che ha organizzato la guerra senza cannoni, senza fucili e
          senza strage. Ma la guerra è anche qui come è ovunque».
             Alla fine di dicembre del 1916, tra la numerosa corrispondenza arrivata durante
          i giorni in cui era stata assente, ci sono anche alcune cartoline provenienti dalla
          trincea, con brevi frasi di saluto: «Siamo al sicuro nella caverna, nevica, fa freddo, il
          mio attendente è un bravo soldato». Oppure, «É in corso un attacco del nemico, si
          sentono le esplosioni dei colpi di cannone, sibilano le pallottole delle mitragliatrici».
          Purtroppo, quando i bombardamenti e gli scontri diventavano terribili, Gino non
          aveva infatti il tempo di scrivere le solite lunghe lettere. La madre capiva così che in
          quei momenti la situazione era grave.

          Il figlio alla guerra

             Il 1917 è un anno decisivo non solo per la storia dell’Italia ma anche per l’esi-
          stenza di Anna Franchi. Vicende personali, impegno politico e scrittura tornano di
          nuovo ad intrecciarsi.
             Dopo aver dato alle stampe nel 1915, Città sorelle, per dimostrare il millenario
          diritto dell’Italia a riprendere Trieste, Fiume, e le altre terre rimaste soggette all’Au-
          stria, e A voi soldati futuri, in cui si rivolge a tutti quei giovani che stavano per essere
          chiamati alle armi, invitandoli ad essere pronti a dare la vita per amore della Patria,
          con la pubblicazione, nella primavera del ’17, de Il figlio alla guerra, che chiude la
          trilogia dei libri editi durante il conflitto mondiale, la Franchi decide infatti di fare
          della sua vita un manifesto dell’interventismo democratico.
             Scritto in prima persona, con la verità del resoconto documentario, Il figlio alla
          guerra narra la quotidianità di una madre con un figlio al fronte, le ansie e l’attesa
          quotidiana di notizie. Un diario pubblico delle emozioni materne che consente ad
          Anna Franchi di trasmettere i suoi ideali politici, di motivare la necessità del con-
          flitto.
             Ed è proprio grazie al fatto di rappresentare un quadro di verità vivente, che il
          suo messaggio di partecipazione politica e di impegno civile acquisisce ancora più








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