Page 345 - Le donne nel primo conflitto mondiale - Dalle linee avanzate al fronte interno: La grande guerra delle italiane - Atti 25-26 novembre 2015
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IV Sessione: IL MERITO E L’EMANCIPAZIONE LAVORATIVA                        345


          forza. Se lei stessa ha accettato la partenza dei figli e si è mobilitata in favore della
          guerra, altrettanto viene richiesto alle altre donne.

          Alcuni particolari del racconto

             La Franchi scrive Il figlio alla guerra, in poco più di due mesi. Lavora, come con-
          suetudine, di notte riposando solo poche ore seduta sulla poltrona della sua casa mi-
          lanese. Durante il giorno si dedica invece freneticamente all’attività di assistenza e di
          propaganda. Nel racconto riporta fedelmente la sua esperienza personale dal maggio
          1915 al maggio 1917. Le lettere scritte da Gino ed Ivo sono però attribuite ad un uni-
          co figlio di cui non fa mai il nome, e che sostituisce con «mio figlio», «il mio figliolo»,
          «il mio ragazzo», «il mio giovane soldato». Le missive sono tutte firmate «Tuo…»,
          oppure «Tuo figlio».
             Dei personaggi noti o appartenenti alla sfera familiare, riporta solo le iniziali,
          come quando si riferisce a I. C. (Innocenzo Cappa), «un affascinatore quasi inconsa-
          pevole, un uomo capace di tener sospesa una folla con la sola armonia della frase più
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          che con la logica del ragionamento».  Oppure quando parla delle gesta di U. U. (Um-
          berto Umarini), irredentista, che aveva preso parte alla manifestazione organizzata da
          Mussolini in favore di Oberdan, insieme ad Anna e a Filippo Corridoni. «Umarini,
          toscano, un po’ chiassone, parlatore, anche vantatore delle sua gesta, in Libia era
          stato decorato con due medaglie. Arruolatosi volontario nel 1915, era rimasto gra-
          vemente ferito ad un polmone. Ma nonostante ciò era ugualmente tornato, ancora
          convalescente, al fronte».  Ad Anna che gli faceva notare come non fosse il caso
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          di partire disse: «Non vedete come sto ben dritto! Le forze di guidare i soldati ce
          l’ho!». Non lo rivide più. Cadde poco dopo Corridoni, ai primi di giugno del 1915.
             La scrittrice cita invece i nomi e i cognomi dei personaggi minori, come quando
          racconta la storia del Tenente Umberto Rosi, fiorentino, rimasto cieco in un assalto:
          «Dopo aver occupato le trincee nemiche, da un maledetto rifugio hanno lanciato
          una fiamma pestifera. Pochi hanno salvato gli occhi.
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          La maschera serve, ma molti, e gli ufficiali sono i primi, la trascurano».
             Altre storie riguardano invece donne comuni come Gertrude Sassi,  che aveva
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          perso il marito sul Col di Lana, e pur straziata dal dolore era rimasta vicina all’an-

          36  Franchi A., Il figlio alla guerra, cit., p. 193.
          37  Ivi, pp. 103-104.
          38  Ivi, pp. 159-160.
          39  Ivi, p. 72.







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