Page 193 - Il 1919. Un’Italia vittoriosa e provata in un’Europa in trasformazione. Problematiche e prospettive - Atti 11-12 novembre 2019
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III Sessione - L’ordine pubblico nel primo dopoguerra 191
La promozione degli arruolamenti nell’Arma
Per sopperire alla rilevante deficienza organica che affliggeva le esigenze ope-
rative dell’Arma, già con circolare del 17 luglio 1919 il Ministero della Guerra in-
vitava i comandi dei distretti militari a far «subito stampare e pubblicare […] nei
comuni di loro circoscrizione e nelle singole frazioni di essi, specialmente in pros-
simità delle chiese, dei luoghi più frequentati e dei maggiori edifici pubblici, un
manifesto di grande formato» dal titolo Manifesto per l’arruolamento nell’Arma dei
Carabinieri Reali, diretto ai civili ma anche ai carabinieri congedatisi e ai militari in
servizio nelle altre Armi dell’Esercito e in Marina (l’Aeronautica sarà costituita
in Forza Armata autonoma soltanto nel 1923).
Ricordiamo che alla fine del conflitto mondiale, o più precisamente, al termine
delle ostilità lungo il fronte italo-austriaco i carabinieri mobilitati ammontavano
a circa 19.500 sottufficiali e carabinieri, agli ordini di 488 ufficiali. «Ciò significa,
tra l’altro, essendo l’intero organico dell’Arma in quel momento di 31.300 uomini,
che il servizio di istituto, quello di polizia giudiziaria e gli altri servizi particolari
sull’intero territorio dovettero essere disimpegnati dai solo 11.200 carabinieri re-
sidui: meno della metà che in tempi normali». 13
Nel Manifesto venivano indicati – o meglio propagandati – con pignolo detta-
glio ragionieristico, gli importi di ogni singola voce del trattamento economico,
dal giorno dell’arruolamento a ogni passaggio di grado fino alla massima anzianità
conseguibile da maresciallo maggiore e sino al congedo e al conseguente tratta-
mento pensionistico. Erano indicate, con una certa enfasi, tutte le indennità, dal
caroviveri, alle indennità per i servizi speciali e quelle spettanti per ciascuna raf-
ferma, gli aumenti triennali per anzianità di servizio e quelli quadriennali di an-
zianità nei singoli gradi, nonché lo speciale soprassoldo spettante ai militari a
cavallo. Gli stipendi erano prima riportati per importi giornalieri e quindi anche
per importi mensili e annuali, che andavano dalle 2614,35 lire del carabiniere in
ferma fino alle 6076,35 lire annue del maresciallo maggiore anziano, specificando
che «non grava ritenuta di alcuna specie» e che «il vestiario, l’equipaggiamento e
le riparazioni sono a carico dello Stato». Erano poi evidenziati i «vantaggi d’avan-
zamento e di carriera», specificando che
la carriera […] è oggi facilitata e migliorata […] La promozione ad appuntato è
conferita ad anzianità senza prove d’esame. Per l’ammissione al corso di vicebri-
gadiere […] è sufficiente l’aver compiuto un anno di effettivo servizio da carabi-
13 SERMONTI, R., I Carabinieri nella storia d’Italia. Centro Editoriale Nazionale, Roma 1984, p. 758.

