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188 Il 1919. Un’Italia vittoriosa e provata in un’Europa in trasformazione
fin dall’inizio del secondo semestre dello scorso anno [in cui] si era provveduto
alla costituzione di 13 battaglioni mobili […] senza alcun depauperamento della
forza delle stazioni Carabinieri Reali, essendo stati essi formati con elementi del-
l’Arma resisi disponibili in seguito alla smobilitazione dell’Esercito, con Carabinieri
richiamati e in soprannumero all’organico, e specialmente con i Carabinieri ausiliari
[…] che erano stati assunti in numero di 18.000.
In relazione alla disponibilità complessiva della forza, «la recente assegnazione
all’Arma di 5000 militari come carabinieri aggiunti e il favorevole andamento degli
arruolamenti non lasciano alcun dubbio sulla possibilità di costituire senza alcun
danno per il servizio d’istituto nei centri minori, i 12 Battaglioni mobili ancora
rimanenti per completare i 25 proposti».
A ulteriore conferma di questa necessità, il Ministero della Guerra aggiunse:
Anche in periodi nei quali l’Arma dei Carabinieri Reali aveva un organico assai più
esiguo dell’attuale, occorreva, come occorre tuttora, tenere concentrate nelle città
notevoli quantità di carabinieri, come “rinforzi”, sottratti improvvisamente e irre-
golarmente alle varie stazioni […]. E qui giova far presente come l’esistenza dei
battaglioni mobili già costituiti abbia negli ultimi tempi attenuato l’aggravarsi delle
richieste dei rinforzi stessi da parte delle autorità politiche, ond’è facile dedurre
che solo la più sollecita costituzione di tutti i battaglioni mobili già prestabiliti possa
evitare completamente tali rinforzi, che sono grandemente esiziali per il retto espli-
carsi del servizio d’istituto nelle varie stazioni territoriali, per il regolare funziona-
mento dei vari comandi dell’Arma, per la disciplina e per il miglior rendimento del
servizio in genere. L’allontanare, infatti, per un periodo d’incerta durata, i militari
dalle stazioni in cui hanno maggior comodità per portarli di rinforzo in località
che essi conoscono e nelle quali non è possibile, data la precaria permanenza, prov-
vedere convenientemente al loro accasermamento e vettovagliamento; il costrin-
gerli a servizi ai quali non sono abituati e a lunghe peregrinazioni da una località
all’altra, privi di ogni conforto e con la incertezza assoluta del domani, sono tali
fatti che non possono non influire sfavorevolmente sul morale dei militari chiamati
a costituire i rinforzi. […] Né è da ritenersi che la istituzione di altri corpi armati
per il servizio di ordine pubblico possa dispensare dal richiedere, nei grandi centri,
un largo concorso per il servizio stesso all’Arma dei Carabinieri Reali, poiché esso
sarà sempre inevitabile, data la stessa disponibilità di forza perfettamente organiz-
zata e addestrata che l’Arma presenta, ed il concorso sempre minore che potrà es-
sere dato dall’Esercito dopo compiuta la smobilitazione o ridotta la ferma. Ciò
posto, ritengo inutile spendere parole per dimostrare che le masse dei carabinieri
“di rinforzo” daranno un rendimento di gran lunga maggiore se saranno inquadrate
in reparti permanentemente costituiti e permanentemente dislocati nelle città in
cui effettivamente i militari medesimi sono impiegati, forniti di ciclisti, sezioni mi-
tragliatrici, ecc..

