Page 217 - Il 1919. Un’Italia vittoriosa e provata in un’Europa in trasformazione. Problematiche e prospettive - Atti 11-12 novembre 2019
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IV Sessione - L’Italia a Versailles. Aspetti di politica internazionale 215
zioni latine dovevano trattare con gli anglosassoni che erano ben più numerosi.
In totale, rispetto a 17 delegati americani e britannici, francesi e italiani non erano
che 10: 5 per la Francia (Georges Clemenceau, presidente del Consiglio, Stephen
Pichon ministro degli Affari Esteri, il radicale-socialista Louis-Lucien Klotz, mi-
nistro delle Finanze, il centrista André Tardieu, braccio destro di Clemenceau e
famoso specialista delle relazioni internazionali, senza dimenticare Jules Cambon,
diplomatico emerito) e altrettanti per l’Italia (il presidente del Consiglio Vittorio
Emanuele Orlando, il ministro degli Affari Esteri fin dal 1914 Sidney Sonnino,
Antonio Salandra, già presidente del Consiglio nel 1914, il repubblicano, nato a
Trieste, Salvatore Barzilai, già ministro delle Terre Liberate nel governo Salandra
e Giuseppe Salvago-Raggi, già governatore dell’Eritrea). Inoltre, la lingua francese
dovette lottare contro l’uso della lingua inglese riconosciuta lingua ufficiale, men-
tre l’italiano fu solo utilizzato per ciò che riguardava il regolamento della Confe-
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renza e gli italiani dovettero parlare spesso il francese (cosa che agevolò i
rapporti tra le due delegazioni latine).
Da un altro lato, questa crisi e questi timori trasformavano Georges Clemen-
ceau e Vittorio Emanuele Orlando in uomini provvidenziali, padri della vittoria,
beneficiando del costante sostegno della stampa e di una forte maggioranza alla
Camera dei Deputati. Clemenceau ottenne così, il 16 aprile 1919, il voto di fiducia
di 354 deputati contro 21, e Orlando, il 29 aprile 1919, 382 voti favorevoli contro
40.
L’amicizia latina esisteva anche dal punto di vista diplomatico. La Francia e
l’Italia adottarono in effetti posizioni comuni e riservarono un’accoglienza entu-
siastica al presidente democratico americano Woodrow Wilson. Parigi e Roma
difesero il suo famoso discorso dei 14 punti (pronunciato l’8 gennaio 1918) che
raccomandava, tra altre cose, la libertà di circolazione, la liberazione delle terre
occupate dal nemico austro-tedesco, l’organizzazione di una Lega delle Nazioni
garante di una pace fondata sulla sicurezza collettiva, l’arbitrato internazionale e
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il disarmo delle nazioni. Clemenceau e Orlando erano anche d’accordo sull’idea
di vietare l’Anschluss: la Francia non voleva che, grazie all’annessione dell’Austria,
la Germania potesse compensare il suo indebolimento. E l’Italia rifiutava di ve-
dere un eventuale Grande Reich arrivare alla frontiera del Brennero e costituire una
minaccia attraverso la minoranza germanofona dell’Alto Adige, già Sud Tirolo.
14 L’uso della lingua italiana, Parigi, 19 gennaio, in «Il Corriere della Sera», 20 gennaio 1920, p. 1.
15 CLEMENCEAU, G., Grandeurs et misères op. cit., p. 130-131.

