Page 218 - Il 1919. Un’Italia vittoriosa e provata in un’Europa in trasformazione. Problematiche e prospettive - Atti 11-12 novembre 2019
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216          Il 1919. Un’Italia vittoriosa e provata in un’Europa in trasformazione




              Quanto alla questione balcanica, essa non sembrava porre un problema grave nel
              febbraio-marzo 1919. Il 1° febbraio 1919, dopo un colloquio con Clemenceau,
              Orlando fu ottimista quanto alla posizione favorevole del Presidente del Consiglio
              francese rispetto ai Balcani per controbilanciare il blocco anglosassone, anche se
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              rifiutava di dare Fiume agli italiani. Il 2 marzo, l’ambasciatore italiano a Parigi,
              Lelio Bonin Longare pensò che Clemenceau fosse pronto ad accettare di scam-
              biare Fiume con la Dalmazia, senza dubbio a causa delle tensioni tra francesi e
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              anglosassoni a proposito della Renania. Soprattutto, Clemenceau esitò fino alla
              fine di aprile. Orlando, nelle sue memorie, raccontò che gli avrebbe confessato
              «con l’aria di una indecisione stanca: “Mio Dio! L’Italia o la Jugoslavia? La bionda
              o la bruna?”». Era vero che la Marina francese conosceva all’epoca, in aprile
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              1919, ammutinamenti in Mar Nero (in particolare sulla nave Jean Bart) e ciò di-
              minuiva la capacità politica e militare francese d’intervento nel dominio marittimo
              (e dunque adriatico).
                 Esisteva anche un vero e proprio mutuo rispetto. Il 15 gennaio 1919, Il Corriere
              della Sera annunciò in prima pagina, e con gran piacere, che si aspettava Orlando
              per iniziare le trattative: «L’on. Sonnino ha ringraziato i suoi colleghi di questa
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              attenzione di cortesia verso l’Italia». E quando il 19 febbraio 1919 Clemenceau
              fu ferito, a 78 anni di età, dall’anarchico Eugène Cottin, questo attentato creò un
              blocco unanime franco-italiano per condannarlo, comprese la stampa socialista
              francese e italiana, tanto ostili alla sua politica. Il giornale L’Humanité scrisse in
              effetti in prima pagina: «Ci eleviamo con forza contro questo tentativo di assas-
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              sinio politico». E Avanti!, l’indomani dell’attentato, il 21 febbraio, utilizzò in
              prima pagina il suo soprannome familiare e popolare: «Il Tigre migliora». Da
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              parte sua, il nazionalista francese Jacques Bainville ammirava Sidney Sonnino,
              scrivendo alla fine del gennaio 1919: «L’uomo di Stato che ha diretto la politica
              estera del suo Paese dall’ottobre 1914, che ha rotto i ponti con la Triplice e in-


              16  LE MOAL, F., La France op. cit., p. 355-357.
              17  Telegramma del 9 marzo 1919, DDI op. cit., p. 529.
              18  ORLANDO, V. E., Memorie op. cit., p. 370; DUROSELLE J. B., Clemenceau op. cit., p. 786.
              19  In attesa della Conferenza plenaria della pace. La riunione della Conferenza e la partecipazione dell’on. Or-
                 lando, Parigi, 14 gennaio, in «Il Corriere della Sera», 15 gennaio 1919, p. 1.
              20  Un attentat contre M. Clemenceau, in «L’Humanité», 19 febbraio 1919, p. 1.
              21  Un attentato a Clemenceau, in «Avanti!», 20 febbraio 1919, p.; Dopo l’attentato a Clemenceau. II
                 “Tigre” migliora, in «Avanti!», 21 febbraio 1919, p. 1.
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