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              sostenne Parigi nelle sue rivendicazioni sulla Saar. E il 14 febbraio 1919, Il Popolo
              d’Italia si rallegrò di vedere «una identità di interessi tra Italia e Francia. […] Giam-
              mai la Francia ha pensato di sacrificare l’amicizia italiana agli interessi jugoslavi.
              Si avverte ora un maggior calore nell’atteggiamento francese a nostro riguardo.
              Ciò è del resto augurabile data la necessità per ambedue i paesi latini di ottenere
              una solida pace continentale». 29
                 La situazione militare favorì egualmente relazioni cordiali. Nel febbraio-marzo
              1919, il rimpatrio delle truppe francesi dall’Italia e quello delle truppe italiane
              dalla Francia diedero l’occasione di glorificare l’amicizia latina ritrovata e di cele-
              brare la fratellanza militare sugli stessi campi di battaglia. Il generale francese Jean
              César Graziani, alla testa delle truppe francesi nella Penisola (arrivate nell’autunno
              1917) e che partecipò alla battaglia vittoriosa di Vittorio Veneto, rese omaggio ai
              meriti del comandante delle forze italiane, il generale Armando Diaz, il 28 feb-
              braio 1919, evocando «le stesse fatiche e gli stessi pericoli dei loro fratelli d’arme
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              italiani sugli altipiani e sul Piave». Il generale italiano Alberico Albricci, da parte
              sua, comandante del II Corpo italiano (arrivato in Francia nell’aprile 1918 e che
              contribuì alla controffensiva vittoriosa da luglio a novembre 1918, da Bligny –
              vicino Reims – al Belgio) fece altrettanto dirigendosi al comandante delle forze
              francesi, il maresciallo Philippe Pétain. Da parte loro, quest’ultimo e Armando
              Diaz salutarono anch’essi la partenza di queste truppe straniere dai loro Paesi.
              Philippe Pétain rese omaggio così al II Corpo italiano, affermando la sua soddi-
              sfazione di avere avuto sotto il suo comando questa unità scelta. Salutò la bandiera
              gloriosa e affermò che la Francia avrebbe onorato la memoria degli italiani caduti
              a Bligny e a Soupir «con la stessa venerazione che per i suoi figli caduti per la più
              nobile delle cause». Ora questa lettera di Pétain fu pubblicata in prima pagina sul
              Corriere della Sera il 17 febbraio 1919, cosa che rialzò il sentimento di amicizia ita-
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              liano rispetto ai francesi. E in questa euforia latina, anche la poesia cambiò in
              epopea l’avventura dei militari italiani in Francia, come fece il veterano Giuseppe
              Ungaretti. Egli in Soldati. Bosco di Courton luglio 1918, tradotto in francese nel 1919,


              29  Identità di interessi tra Italia e Francia, Roma, 3 notte, in «Il Popolo d’Italia», 4 febbraio 1919, p. 4.
              30  Le truppe francesi lasciano l’Italia. Il generale Graziani a Diaz, Padova, 28, in «Il Popolo d’Italia», 1°
                 marzo 1919, p. 3.
              31  Il saluto di Pétain al II Corpo italiano, Parigi, 15 febbraio, in «Il Corriere della Sera», 17 febbraio
                 1919, p. 1.
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