Page 224 - Il 1919. Un’Italia vittoriosa e provata in un’Europa in trasformazione. Problematiche e prospettive - Atti 11-12 novembre 2019
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222 Il 1919. Un’Italia vittoriosa e provata in un’Europa in trasformazione
fluente nell’Europa continentale (la sindrome Bonaparte!) e tentava di diminuire
le conseguenze negative di alcune clausole. Così, sosteneva il pagamento forfet-
tario delle réparations per non rovinare la Germania, e rifiutava la condanna morale
del nemico tedesco come Clemenceau esigeva.
In queste condizioni, la delegazione francese alla Conferenza di pace criticò
l’iniziativa di Wilson di non rispettare i rappresentanti italiani e, per contraccolpo,
manifestò il suo sostegno comprensivo all’Italia nella speranza di creare un blocco
latino contro il blocco anglosassone. Il 25 aprile, l’indomani della partenza di Or-
lando per Roma, Clemenceau confessò a Mordacq: «Gli italiani rimangono i nostri
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alleati per sempre; occorre continuare a considerarli come tali». E André Tardieu
propose, il 27 maggio, di fare di Fiume un’altra Saar, cioè uno Stato sotto controllo
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della SDN con un plebiscito entro 15 anni. Accanto a loro, il presidente della
Repubblica Raymond Poincaré fece il possibile per riconciliare i due Paesi latini.
Certo non amava gli italiani (sua moglie, di origine italiana, gli creava problemi)
e voleva, utilizzando il pretesto italiano, pesare sulle trattative di Versailles da cui
Clemenceau lo escludeva a causa del suo status neutrale presidenziale. Però, al di
là del suo risentimento transalpino, Poincaré pensava profondamente che biso-
gnasse conservare l’intesa tra Francia, Italia e slavi per contenere la Germania a
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est e a sud. Minacciò di non firmare il trattato se gli italiani non fossero stati
presenti a Parigi. Divenne così il migliore difensore dell’amicizia latina contro il
blocco anglosassone di cui non si fidava. Scrisse al re d’Italia il 30 aprile 1919:
«L’Italia e la Francia, strettamente unite nella guerra, rimarranno unite nella Pace.
Nulla le separerà. Il raffreddamento della loro amicizia sarebbe una catastrofe
per la civiltà latina e per l’umanità. La Francia, fedele ai suoi impegni, alla sua
simpatia e alle sue tradizioni, conserverà le sue mani unite alle mani dell’Italia». 44
Accanto a lui il maresciallo Ferdinand Foch, da comandante in capo delle forze
alleate, assicurava che né gli jugoslavi, né gli americani avrebbero mai potuto rim-
piazzare l’aiuto militare degli italiani e che, in conseguenza, sarebbe stato neces-
sario fare concessioni all’Italia, magari in Asia minore, per contentarla. 45
Anche gli italiani, da parte loro, non volevano la rottura, perché avevano bi-
41 MORDACQ, H., III, Le ministère Clemenceau op. cit., p. 242.
42 LE MOAL, F., La France op. cit., p. 356 e 376-379.
43 NARDELLI-MALGRAND, A. S., La rivalité op. cit., p. 38.
44 MORDAQ, H., III, Le ministère Clemenceau op. cit., p. 256, n. 1.
45 LE MOAL, F., La France op. cit., p. 364.

