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220 Il 1919. Un’Italia vittoriosa e provata in un’Europa in trasformazione
l’Adriatico di cui voleva fare un lago italiano e dallo spazio danubiano-balcanico
che considerava parte della sua sfera d’influenza naturale. La sua delegazione ar-
rivò alla Conferenza di pace con l’intenzione irrevocabile di applicare il trattato
di Londra del 26 aprile 1915 (cioè l’annessione di Trento, Trieste, Istria e Dalma-
zia) e con la speranza di aggiungere la città di Fiume, che non faceva parte del-
l’accordo, anche se Woodrow Wilson si considerava non legato dal trattato di
Londra – firmato senza gli Stati Uniti – e anche se c’erano dentro la delegazione
dei dissidi. In effetti, Vittorio Emanuele Orlando e Armando Diaz avrebbero ac-
cettato di scambiare la Dalmazia con Fiume se fosse stato necessario, però Sidney
Sonnino e l’ammiraglio Thaon di Revel avrebbero voluto conservare a ogni costo
la Dalmazia e applicare strettamente il trattato di Londra. Inoltre, Sidney Sonnino
fece il suo possibile per isolare la Serbia, riavvicinando l’Italia con l’Ungheria, la
Bulgaria e la Grecia (almeno per garantire l’indipendenza dell’Albania sotto la
protezione di Roma). Il Ministro italiano degli Affari Esteri sostenne anche l’in-
dipendenza del Montenegro e della Croazia per indebolire l’influenza di una Ju-
goslavia nascente, e provò a ostacolare un eventuale fronte jugoslavo e
cecoslovacco, cosa che rifiutarono i delegati francesi che, al contrario, sostenevano
l’unione degli slavi del Sud (non accettarono di riconoscere il Montenegro come
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Stato indipendente), e le rivendicazioni serbe e greche sull’Albania. Di fatto, la
Francia rimase salda e fece blocco per realizzare obiettivi renani e danubiano-
balcanici. Molti non volevano lasciare che l’Italia dominasse l’Adriatico, per con-
servare un controllo sui Balcani, minacciando così la Germania da sud e l’Italia
da est. Il partito italofobo e slavofilo era potente, in particolare grazie a Louis
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Leger che sognava una confederazione slavo, ceca e jugoslava. Nel Ministero
francese degli Affari Esteri, personalità influenti come Jules Laroche, sottodiret-
tore per l’Europa e Philippe Berthelot, segretario generale, operavano in segreto
per screditare gli italiani. I militari francesi in Europa centrale e alcuni marinai
come il viceammiraglio Dominique Gauchet parlavano anche di imperialismo ita-
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liano. E Georges Clemenceau, profondamente italofobo (non perdonava alla
Roma antica di aver distrutto la civiltà ateniese da cui era affascinato, non amava
la Roma pontificia da anticlericale com’era e non dimenticava gli indugi del ge-
nerale Armando Diaz nell’agosto-ottobre 1918), considerava Sidney Sonnino
36 NARDELLI-MALGRAND, A. S., La rivalité op. cit., p. 26-29.
37 LEGER, L., Le Panslavisme et l’intérêt français. Flammarion, Paris 1917.
38 LE MOAL, F., La France op. cit., p. 373.

