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              l’Adriatico di cui voleva fare un lago italiano e dallo spazio danubiano-balcanico
              che considerava parte della sua sfera d’influenza naturale. La sua delegazione ar-
              rivò alla Conferenza di pace con l’intenzione irrevocabile di applicare il trattato
              di Londra del 26 aprile 1915 (cioè l’annessione di Trento, Trieste, Istria e Dalma-
              zia) e con la speranza di aggiungere la città di Fiume, che non faceva parte del-
              l’accordo, anche se Woodrow Wilson si considerava non legato dal trattato di
              Londra – firmato senza gli Stati Uniti – e anche se c’erano dentro la delegazione
              dei dissidi. In effetti, Vittorio Emanuele Orlando e Armando Diaz avrebbero ac-
              cettato di scambiare la Dalmazia con Fiume se fosse stato necessario, però Sidney
              Sonnino e l’ammiraglio Thaon di Revel avrebbero voluto conservare a ogni costo
              la Dalmazia e applicare strettamente il trattato di Londra. Inoltre, Sidney Sonnino
              fece il suo possibile per isolare la Serbia, riavvicinando l’Italia con l’Ungheria, la
              Bulgaria e la Grecia (almeno per garantire l’indipendenza dell’Albania sotto la
              protezione di Roma). Il Ministro italiano degli Affari Esteri sostenne anche l’in-
              dipendenza del Montenegro e della Croazia per indebolire l’influenza di una Ju-
              goslavia  nascente,  e  provò  a  ostacolare  un  eventuale  fronte  jugoslavo  e
              cecoslovacco, cosa che rifiutarono i delegati francesi che, al contrario, sostenevano
              l’unione degli slavi del Sud (non accettarono di riconoscere il Montenegro come
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              Stato indipendente), e le rivendicazioni serbe e greche sull’Albania. Di fatto, la
              Francia rimase salda e fece blocco per realizzare obiettivi renani e danubiano-
              balcanici. Molti non volevano lasciare che l’Italia dominasse l’Adriatico, per con-
              servare un controllo sui Balcani, minacciando così la Germania da sud e l’Italia
              da est. Il partito italofobo e slavofilo era potente, in particolare grazie a Louis
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              Leger che sognava una confederazione slavo, ceca e jugoslava. Nel Ministero
              francese degli Affari Esteri, personalità influenti come Jules Laroche, sottodiret-
              tore per l’Europa e Philippe Berthelot, segretario generale, operavano in segreto
              per screditare gli italiani. I militari francesi in Europa centrale e alcuni marinai
              come il viceammiraglio Dominique Gauchet parlavano anche di imperialismo ita-
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              liano. E Georges Clemenceau, profondamente italofobo (non perdonava alla
              Roma antica di aver distrutto la civiltà ateniese da cui era affascinato, non amava
              la Roma pontificia da anticlericale com’era e non dimenticava gli indugi del ge-
              nerale Armando Diaz nell’agosto-ottobre 1918), considerava Sidney Sonnino


              36  NARDELLI-MALGRAND, A. S., La rivalité op. cit., p. 26-29.

              37  LEGER, L., Le Panslavisme et l’intérêt français. Flammarion, Paris 1917.
              38  LE MOAL, F., La France op. cit., p. 373.
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