Page 299 - Il 1919. Un’Italia vittoriosa e provata in un’Europa in trasformazione. Problematiche e prospettive - Atti 11-12 novembre 2019
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V Sessione - Le missioni di occupazione e interposizione              297




              quest’ultima regione l’Esercito Italiano aveva cominciato a stanziarsi fin dal 1914,
              quando era crollato il nuovo Stato indipendente albanese, aumentando gradual-
              mente le proprie forze nel corso della guerra. Queste, il XVI Corpo d’armata, in-
                           a
              sieme  alla  35 Divisione  (schierata  già  dal  1916  e  operante  in  Macedonia
              nell’ambito dell’Armée française d’Orient) costituirono sotto un unico comando agli
              ordini del generale Piacentini, pur mancando un diretto collegamento sul terreno,
              le forze italiane dei Balcani. In particolare, la divisione dislocata in Macedonia
              operò nell’ambito di un contingente interalleato anglo-russo-francese schierato
              anche in Epiro e in Tracia, mirante a colpire la Bulgaria e l’Ungheria. Nonostante
              il proposito politico di schierare un’armata interalleata fosse anche quello di mo-
              strare un’unità d’intenti, il comando francese, allo scopo di vanificare qualsiasi
              tentativo italiano di esercitare qualche influenza nei Balcani, fece in modo di evi-
              tare che i due contingenti italiani, in Albania e Macedonia, si potessero saldare o
              anche solo collegare. Questa situazione provocò non poche difficoltà logistiche
                    a
              alla 35 Divisione che, agli ordini del generale Mombelli, divenne autonoma dal
              XVI Corpo d’armata, assumendo il nome di Corpo di spedizione italiano in
              Oriente e raggiungendo una forza di 50.000 uomini.
                 Con la fine della guerra, le truppe italiane che erano già riuscite a occupare la
              conca di Monastir guadagnarono il controllo di gran parte dell’Albania nella sua
              parte costiera e occidentale. Esclusa da parte del Governo italiano ogni velleità
              di annettere il Paese, si optò per la costituzione di uno Stato autonomo sotto pro-
              tettorato. Tra enormi difficoltà logistiche e operative dovute alle scarse vie di co-
              municazione,  alle  esigue  risorse  locali,  alla  malaria  e  all’ostilità  delle  bande
              irregolari, si proseguì lentamente a porre temporaneamente sotto controllo l’in-
              tero Paese. Per farlo furono affrontati numerosi e cruenti combattimenti. Nel
              giugno 1920 una nuova rivolta albanese investi, dopo gli altri presidi, Valona, il
              centro di comando italiano in Albania, ma fu respinta. Allora, per motivi politici,
              si procedette al ritiro del contingente militare. Il successivo mese di luglio il Go-
              verno fece ritirare via mare anche il Corpo di spedizione italiano in Oriente.
                 La politica bellica spinse l’Italia a interessarsi alle diverse nazionalità che com-
              ponevano l’Impero asburgico al fine di agevolare la sua dissoluzione. In partico-
              lare, le circostanze maturate in guerra portarono a proiettare la presenza militare
              italiana nelle vicende del costituendo Stato cecoslovacco. Nel corso dell’ultimo
              anno di guerra si era infatti costituita un’intera divisione di volontari cechi e slo-


                 nazionale. Tomo III e sg.  Albania - Macedonia - Medio Oriente. Ministero della Difesa, Stato
                 Maggiore dell’Esercito, Ufficio Storico, Roma 1983.
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