Page 301 - Il 1919. Un’Italia vittoriosa e provata in un’Europa in trasformazione. Problematiche e prospettive - Atti 11-12 novembre 2019
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V Sessione - Le missioni di occupazione e interposizione              299




              mezzi motorizzati), ottenuto rinforzando il XII Corpo d’armata. Nel frattempo
              fu inviata una missione per studiare la situazione e le relative problematiche sul
              posto. Nonostante i preparativi, che furono condotti alacremente, la spedizione
              iniziò subito ad arenarsi. Gli inglesi, che avrebbero dovuto assicurare il trasporto
              navale, viste le difficoltà navali che l’Italia esprimeva in quel momento a causa
              dei numerosi impegni fuori area, vennero meno agli impegni presi. Mentre si cer-
              cava di reperire le forze navali mercantili necessarie per il trasporto e il supporto
              della missione, subentrò anche la crisi politica interna italiana. Il nuovo governo
              Nitti, che subentrava a quello di Orlando, fece sospendere in luglio i preparativi,
              esprimendosi in modo ostile all’intera operazione e deviando nuovamente l’obiet-
              tivo del perseguimento dell’interesse nazionale verso i territori dell’ex Impero ot-
              tomano. Le mire erano quelle di ampliare la presenza nel Mediterraneo orientale
              in Anatolia. Dopo vari tentennamenti e rinvii, nonostante fosse pronto nell’Egeo
              un primo Corpo di spedizione, i primi di aprile del 1919 un contingente sbarcò
              ad Adalia senza il placet degli Alleati. Prima un reparto di marinai della corazzata
              Regina Elena e poi un battaglione bersaglieri, il XXXI. Quindi in maggio seguirono
              diversi sbarchi in varie località anatoliche tra la passività dei Turchi: Gulluk, Ha-
              likarnassos, Macri, Marmaritza e a Scalanova per poi progredire verso l’interno.
              L’operazione fu militarmente un successo anche se non seguì alcun risultato po-
              litico. Le uniche reazioni – di protesta – furono quelle dei francesi, sempre ostili
              a ogni iniziativa che potesse aumentare l’influenza italiana in campo internazio-
              nale.
                 Dove invece un contingente italiano – per motivi rappresentativi – fu ben ac-
              cetto dagli anglo-francesi, fu in Palestina. All’offensiva britannica del generale Al-
              lenby del 1917, che dall’Egitto investì il Medio Oriente, seguì una richiesta alla
              Francia e all’Italia di inviare delle truppe con lo scopo di dimostrare unità d’intenti
              da parte dell’Intesa. I francesi inviarono un battaglione e gli italiani un battaglione
              bersaglieri affiancato da un contingente di Carabinieri che furono inquadrati nel
              XXI Corpo inglese. L’offensiva partì alla fine di ottobre 1917. Seguirono aspri
              combattimenti a cui parteciparono con valore anche le truppe italiane. Dopo aver
              spezzato la forte resistenza turca, le truppe al comando di Allenby, l’11 dicembre
              entrarono in Gerusalemme. Seguì una suggestiva cerimonia nella quale il generale
              inglese, affiancato da un colonnello francese e dal tenente colonnello dei Carabi-
              nieri D’Agostino, lesse alla popolazione un proclama a nome dell’Intesa alla città
              liberata dal giogo turco. Successivamente le ostilità continuarono lente fino al-
              l’ottobre del 1918, quando un’ultima offensiva verso la Siria e il Libano pose fine
              agli scontri dopo l’espugnazione di Beirut, Aleppo e Damasco.
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