Page 308 - Il 1919. Un’Italia vittoriosa e provata in un’Europa in trasformazione. Problematiche e prospettive - Atti 11-12 novembre 2019
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306          Il 1919. Un’Italia vittoriosa e provata in un’Europa in trasformazione




                 L’ottomanesimo da tempo si trovava in difficoltà: già dal 1908 coloro che di-
              fendevano la convivenza fraterna di tutti i popoli dell’Impero si allontanarono
              da questa idea per orientarsi verso l’esaltazione della nazione turca. 4
                 Il clima di tensione perdurò per il resto del decennio e le mire delle potenze
              imperialiste sui territori ottomani, nonché l’irredentismo dei nuovi Stati balcanici,
              uniti alle forze centrifughe interne (movimenti separatisti tra le comunità non-
              turche dell’Impero) assorbirono la classe dirigente ottomana dei Giovani Turchi,
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              determinandone l’agenda politica. Le insurrezioni regionali non costituivano una
              novità: appena giunto al potere il Governo aveva infatti dichiarato di rappresen-
              tare tutte le comunità ottomane, ma la sconfitta più grande, in questo senso, fu
              rappresentata dalla serie di insurrezioni che scoppiarono dal marzo 1910 in poi
              tra gli albanesi in Kosovo (1910), al confine meridionale del Montenegro (1911)
              e di nuovo in Kosovo nel 1912. 6
                 La provincia della Tripolitania (Libia) era l’ultima regione dell’Impero otto-
              mano in Africa non occupata dalla Gran Bretagna e dalla Francia; in Italia l’espan-
              sionismo  in  quell’area  era  considerato  una  condizione  indispensabile  per  il
              raggiungimento dello status di grande potenza e nel 1911, dopo essersi assicurata
              il tacito accordo delle potenze europee, Roma passò all’azione. 7
                 La campagna militare su Tripoli, preparata in maniera capillare dal punto di
              vista diplomatico, non lo fu altrettanto da quello militare, tant’è che Giovanni
              Giolitti nelle sue memorie affermò: «Nel mese di agosto io avevo, pertanto, chia-
              mato a me il nostro Capo di Stato Maggiore generale Pollio, e gli avevo dato in-
              carico di studiare il problema della occupazione della Libia e di fare il calcolo
              delle truppe necessarie a effettuarla». 8



              4  DOGO, M., Before and outside the Nation, in DOGO, M., FRANZINETTI, G. (a cura di), Dis-
                 rupting and reshaping, early stage of  Nation building in the Balkans. Longo Ed., Ravenna 2002, p.
                 15-35; GEORGEON, F., Aux origines du nationalisme turc: Yusuf  Akçura (1876-1935). Editions
                 ADPF, Paris 1980, p. 32-45.
              5  ZÜRCHER, E.J., Storia della Turchia, Dalla fine dell’Impero ottomano ai giorni nostri. Donzelli Edi-
                 tore, Roma 2007, p. 115-157.
              6  BIAGINI, A., CARTENY, A., Alla vigilia delle Guerre Balcaniche: l’Italia di fronte alle rivolte per
                 l’indipendenza albanese, in MOTTA, G. (a cura di), Le guerre balcaniche e la fine del “Secolo lungo”.
                 Nuova Cultura, Roma 2012, p. 55-71.
              7  BIAGINI, A., (a cura di), C’era una volta la Libia, 1911-2011 storia e cronaca. Miraggi Edizioni,
                 Torino 2011, p. 11-18.
              8  GIOLITTI, G., Memorie della mia vita. Milano 1967, p. 230.
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