Page 355 - Il 1919. Un’Italia vittoriosa e provata in un’Europa in trasformazione. Problematiche e prospettive - Atti 11-12 novembre 2019
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VI Sessione - Altri aspetti del 1919 353
sero l’occupazione di Smirne e, soprattutto, autorizzarono la Grecia ad avere un
ruolo preponderante – di fatto esclusivo – nell’operazione. Essa fu attuata il 15
maggio 1919. La fucilata di un nazionalista turco dette la stura a un’indiscriminata
repressione da parte delle truppe elleniche: fin da quel primo giorno, la presenza
militare greca ebbe l’immediata conseguenza di far precipitare le aree interessate
in uno stato di disordine e di violenza. Aree interessate che erano le stesse a cui
le nostre classi dirigenti ambivano e dove anche noi eravamo militarmente pre-
senti; perché a partire dal 28 marzo, dopo lunghe esitazioni da parte di Sonnino,
come garanzia per le future sperate acquisizioni ma anche per anticipare i greci,
le Forze Armate avevano effettuato (e dopo il 15 maggio avrebbero continuato
a effettuare) numerose occupazioni. Ovunque le truppe italiane furono accolte
come minimo come male minore, non di rado festosamente. Il 19 maggio, quattro
giorni dopo l’occupazione di Smirne, il generale Mustafa Kemal sbarcava a Sam-
sun. In quei due eventi c’era in nuce tutto ciò che sarebbe successo nei quattro
anni successivi.
Subentrato a Sonnino, Tommaso Tittoni dovette gestire una situazione di par-
tenza di estrema distonia tra l’Italia e gli altri vincitori. In particolare, per quanto
riguarda la Turchia, si trovò davanti a interlocutori virtuosamente indignati del
fatto che l’Italia avesse proceduto a effettuare occupazioni sul suolo anatolico
senza l’autorizzazione né del Consiglio Supremo né dell’autorità superiore militare
britannica, impersonata dal generale Milne (Francia e Italia avevano accettato il
principio che la Gran Bretagna avesse il comando superiore per quanto concer-
neva Costantinopoli e Anatolia e che dunque fosse Milne l’autorità deputata, in
base al proprio giudizio sulla situazione, ad autorizzare o no qualunque azione
militare). E tra greci e italiani si era sull’orlo dell’aperto scontro armato. Tittoni
puntò dunque ad accordarsi direttamente con Venizelos. Il 18 luglio stipulò in-
nanzitutto un accordo che delimitava i confini delle rispettive zone di occupa-
zione, in particolare nella provincia di Aydın (che comprendeva Smirne). Aydın,
intorno alla quale già infuriava la guerriglia turca, restò sulla carta ai greci, con il
confine tra le due zone d’occupazione segnato dal fiume Meandro (Menderes).
L’accordo fu informalmente approvato da Alleati e Associato, cosicché da quel
momento Tittoni ritenne che le occupazioni italiane fossero state ex post legitti-
mate, laddove di tanto in tanto, secondo l’umore, Alleati e Associato gli ricorda-
rono che il peccato originale non era stato cancellato. Si può dire che la questione
fu superata senza essere formalmente risolta: di fatto nessuno pretese mai seria-
mente che gli italiani si ritirassero, anche perché nel frattempo i greci aumentavano
gradatamente il loro impegno militare.

