Page 123 - L'Italia in Guerra. Il secondo anno 1941 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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La popolazione etiopica, a meno che non si trattasse di partigiani
o di briganti (3S), rimaneva spettatrice della guerra; diverso sarà l'atteggia-
mento durante l'occupazione militare britannica, che non a tutti parve una
vera e propria liberazione; a notare questo atteggiamento distaccato sono
anche ufficiali britannici (39).
In Eritrea la popolazione in generale conservò un atteggiamento ami-
chevole nei confronti degli italiani, mentre più difficile fu la situazione
in Somalia. In Etiopia la situazione si presentava in modo preoccupante.
Era opinione generale tra gli italiani di Addis Abeba che all'occupazione
della città da parte etiopica sarebbe seguito un bagno di sangue italiano,
come vendetta per la guerra del1935-36 e per le repressioni militari delle
Campagne di grande pulizia degli anni seguenti. Da parte italiana si spe-
rava che i britannici avrebbero evitato questo massacro, temuto per una
sorta di solidarietà tra bianchi di fronte ai neri, ma, come si seppe poi,
le forze inglesi presenti nella zona non sarebbero state sufficienti a proteg-
gere la popolazione italiana in caso di pericolo. Fu il negus Hailè Sellassié,
furono comandanti partigiani come Abebè Aregai, che tennero i loro uo-
mini a freno nell'ora della vittoria e della rivincita, che non fu quella della
vendetta e del massacro. Tranne qualche episodio isolato, del resto diffi-
cilmente evitabile in quelle circostanze, i partigiani e il popolo di Addis
Abeba non compirono l'eccidio tanto temuto, e ciò fu dovuto ad una luci-
da e consapevole ·scelta politica dell'Imperatore, un gesto generoso che co-
ronò degnamente il suo ritorno sul trono. Con il passare delle settimane
e dei mesi, Hailè Sellassié avvertì una sorta di isolamento nel suo proprio
paese: infatti, da una parte le esigenze della condotta della guerra, da un'altra
gli interessi coloniali nell'Africa orientale resero la presenza militare bri-
tannica nel Paese una vera e propria occupazione sempre più sgradita al-
l'Imperatore e al suo popolo.
(38) È qui opportuno chiarire la questione, perché spesso, da parte colonialista allora
e apologetica e nostalgica poi, si è voluto confondere i due aspetti. I partigiani era-
no combattenti contro la dominazione coloniale italiana, molti di questi non aveva-
no mai smesso di combattere dall'ottobre del 1935, mentre i briganti, fenomeno
endemico nell'Impero negussita e anche sotto la dominazione italiana, erano una
forma di comune delinquenza armata e talora di banditismo sociale: i primi erano
i patrioti, i secondi gli sciftà. La vulgata colonialista un tempo e quella nostalgica
poi ha confuso le due diverse realtà e le ha accomunate sotto il termine di sciftà,
banditi.
(39) Xan Fielding, op. cit., p. 20, dove vengono riportati brani del diario della Campa-
gna di Billy McLean, nei quali egli nota l'indifferenza della popolazione contadina
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