Page 245 - L'Italia in Guerra. Il secondo anno 1941 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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esemplari di 666 (denominati 665) ed un solo 626 (denominato 625). For-
          se più utile di tutti il Lancia 3RO, suscettibile di molti adattamenti e usa-
                                                                             54
          to anche per trainare su appositi rimorchi i carri M sul fronte africano < >.
               L'unificazione civile-militare dei  veicoli italiani,  sembra comunque
          ispirata a criteri pre-1914: largo ricorso alla  requisizione senza preoccu-
          parsi del conseguente impatto sulla vita civile. Nel1940 infatti, per mobi-
          litare l'Esercito secondo  i  pur magri organici,  sarebbe occorso  requisire
          20.500 automezzi contro una disponibilità effettiva di  16.500 "utili" di
          cui  3.900 "esonerati"<55 >.  Quasi che in guerra industria e commerci do-
          vessero atrofizzarsi anziché entrare in stato febbrile.  Era lontana l'estate
          del1914 allorché gran parte dell'industria francese aveva chiuso i batten-
          ti per l' indiscriminata chiamata alle armi delle maestranze, salvo poi do-
          ver  riaprire precipitosamente per l'urgere delle  necessità < 56>.  Un errore
          che però non si era ripetuto da noi perché nel1915 la mobilitazione indu-
          striale fu tempestivamente organizzata. Ora è vero che nel 1939/40 anche
          altri eserciti europei, come quello francese,  requisirono largamente auto-
          veicoli <57),  ma essi potevano contare su dotazioni di partenza più larghe
          di  quelle  italiane.
               La necessità di veicoli idonei a manovrare almeno in prossimità della
          zona del fuoco era avvertita dai comandi come risulta fra l'altro dall'appunto
          26 agosto 1935 del generale. Pariani allora Sottocapo di S.M. dell'Esercito:
                «Questa mattina ho visitato la motorizzata.  l) gli autocarri non vanno: sono
                troppo pesanti e troppo  alti.  Bisogna  al più presto  mettere  in  studio  un  tipo
                mandando prima a prendere visione di quello già adottato all'estero (in Fran-
                cia)  (. .. ) » < 58>.

               Ed eccoci agli interconnessi problemi dei trattori d'artiglieria, delle au-
          tocarrette  e dei  "fuori  strada"  che  da  noi  si  chiamarono  Dovunque.




          (54)  A. Pugnani, Storia della motorizzazione militare italiana, Torino, Roggero e T orria, 1951,
               pp.  256-257,  346-350  ed  anche  262-287  nonché  319-350.
           (55)  F.  Rossi, Mussolini  e lo  Stato  Maggiore- avvenimenti del  1940,  Roma, Tip. Regionale,
               1951, p. 163. Per requisizioni di veicoli civili nell'estate 1940, vedi ACS, Carte Gra-
               ziani,  b.  45,  lettere  17  e  20  luglio.
          (56)  G.  Hartry, Renault usine de  Guerre 1914-1918, Parigi, Lafourcade,  1978, pp. 20-22.
          (57)  Ministère de le Défense Etat Major de L'armée de Terre, L'Arméefrançaise de 1919 à
               1935, III p. 192, e, Les probfemes de l'armée de terre française  1935-1939, pp. 142-143 (Pa-
               rigi risp.  1974 e 1980). Vedi anche ad es. l'opuscolo, Campagne de France 1939-1940.
               Historique du  34• bataillon de  chars légers  "35 R",  Parigi, Lavauzelle  1943, pp. 9-10.
          (58)  Carte  Pariani,  cit.,  X,  l.


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