Page 246 - L'Italia in Guerra. Il secondo anno 1941 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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Nel1925 era nato il trattore Pavesi P4 100 (4x4) prodotto dalla Mo-
tomeccanica e poi dalla FIAT. Col suo doppio telaio snodato e con le grandi
ruote divenne un elemento caratteristico del paesaggio militare italiano.
Più volte perfezionato e potenziato, grazie a un motore da oltre 50 CV
(versione 30 A) e a una portata di 12 t al traino, fu lo strumento principe
per la traslazione anche fuori strada dell'artiglierie di C.d'A. (105/28 o
32 e 149 corti) incavalcate su carrelli elastici, indispensabili dal momento
che i pezzi erano ancora privi di sospensioni e avevano ruote di legno cer-
chiate di ferro. Il P4 fu corredato nel1935 di un carrello porta munizioni
a due assi e, telaio snodato che poteva caricare 2.160 kg di proietti. Ma
nel marzo 1937 a Guadalajara di questi carrelli non dovevano essercene
perché le munizioni, stivate su normali autocarri, non poterono raggiun-
gere i pezzi che grazie ai Pavesi si erano sistemati fuori strada in punti
favorevoli della meseta imbevuta di pioggia. Ricordiamo anche i poco riu-
sciti trattori leggeri 31 (L 140) derivati dal P4 e adottati per breve tempo
nella prima versione delle divisioni celeri, nate appunto nel1931, nonché
il trattorino cingolato delle Officine Costruzioni Meccaniche Industriali
di Modena, l'OCI 708 destinato a trainare in montagna i pezzi da 75/18
del programma Giuria-Bonzani. In verità l'OCI comparve dappertutto,
deserto compreso, e di 75/18 ne vide pochi dato che la maggior parte del-
la produzione fu riservata ai semoventi. Importanti furono poi i trattori
Breda 32 e 33 destinati all'artiglieria d'Armata (149lunghi, vecchi e nuo-
vi, 210 ed.altro ancora) impiegati utilmente su tutti i fronti del 1940/43.
Le autocarrette (OM 32, 36, 37 e più tardi l' "autocarro leggero" SPA
FIAT CL 39) non riuscirono a sostituire carrette di battaglione e corvées
con relativi quadrupedi nel compito di trasportare i materiali in prossi-
mità dell'area di combattimento. Varie furono le ragioni dell'insuccesso.
Intanto nella seconda guerra mondiale nessun automezzo, anche più pro-
gredito delle autocarrette, poté rimpiazzare integralmente il mulo (se ne
accorsero gli angloamericani nel 1943/45 allorché sui nostri Appennini
dovettero ricorrere alle "salmerie da combattimento" italiane). Poi la po-
tenza dei veicoli era insufficiente anche nelle ultime versioni "maggiora-
te". Inoltre le autocarrette furono adibite ai compiti più svariati: supporto
per anticarro (specie in Spagna) e per contraerei, motorizzazione della fan-
teria, servizio del genio, della sussistenza ecc. E proprio questo moltipli-
carsi di compiti ne mette in risalto l'esiguità numerica. Secondo dati ufficiali
nel 1939 ve n'erano in tutto 2751 (vedi sopra nota 42).
Se l' autocarretta era nata come salmeria a motore, ai Dovunque dove-
va competere principalmente il trasporto delle squadre di fucilieri, benin-
teso senza escludere mai a priori altre utilizzazioni. Capostipite fu
l'autocarro da fuori strada FIAT 612 subito ribattezzato Dovunque 33.
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